D. – Eccellenza, Lei che viene da un Paese africano, come raccoglie questo invito del Papa espresso con la consueta schiettezza?
R. – L’invito del Papa è veramente molto attuale, soprattutto per noi che siamo nelle Chiese giovani, nelle Chiese che stanno crescendo, perché possiamo avere, fin dall’inizio, questa visione di Chiesa come una, la Chiesa missionaria che deve andare, veramente uscire… Quindi, noi come cristiani in Africa, dal punto di vista della missionarietà stiamo crescendo, in Africa le vocazioni ci sono … Ma dobbiamo fare in modo che non sia la “Chiesa africana”, ma la Chiesa intesa come Chiesa universale. E avere questa Chiesa che cresce ma guardando sempre anche al di là dell’Africa, al di là dei nostri confini.
D. – Lei crede che nelle Chiese dei Paesi più ricchi, più sviluppati dell’Occidente, siano presenti abbastanza i bisogni delle Chiese più giovani?
R. – Sicuramente. Adesso, stiamo parlando anche della cooperazione missionaria. Quando si parla di Chiese giovani – dove, ringraziamo il Signore, ci sono le vocazioni al presbiterato, per esempio, alla vita consacrata – quando da noi si va nelle comunità oppure nei seminari che sono pieni, dopo che sono pieni cosa possiamo fare con questa realtà, o con questa fortuna, che è un dono? Dobbiamo pensare, adesso, anche ad andare fuori, al di là dell’Africa, ad evangelizzare. Quindi, per esempio, l’Europa, o in America o in altre parti del mondo, dove c’è bisogno, dobbiamo aprire i nostri occhi e vedere che possiamo andare anche lì a svolgere questo lavoro importante, perché c’è una preparazione adeguata per svolgere questo lavoro, questa missione. Quindi, anche la validità di questa visione di collaborazione missionaria.