“Uomini e donne, sacerdoti, religiosi e laici, che si prodigano nei vari Dicasteri e Uffici a servizio della Santa Sede”. Di questa “particolare comunità di lavoro” - scrive il Papa - i dipendenti del Governatorato nei suoi distinti settori sono parte cospicua”. Comunità con un carattere “unitario pur nei diversi compiti” - ricorda Francesco, citando Giovanni Paolo II - “che deve tenere ben presente le principali verità della dottrina cattolica sul lavoro umano” e allo stesso tempo, “la peculiare connessione con la Sede Apostolica”, a diretto “contatto con il Successore di Pietro”. E proprio “dalla natura specifica della Sede Apostolica, che ha una missione spirituale e pastorale a favore della Chiesa di Roma e della Chiesa Universale, deriva - sottolinea il Papa - la speciale responsabilità di coloro che sono legati ad essa con vincolo di lavoro, e l'impegno di scrupolosa fedeltà a tutti i compiti e doveri assegnati nella laboriosità, nella professionalità e nell'onestà della vita”.
“I dipendenti della Santa Sede - raccomandava Giovanni Paolo II - devono, pertanto, avere la profonda convinzione che il loro lavoro comporta innanzitutto una responsabilità ecclesiale da vivere in spirito di autentica fede e che gli aspetti giuridico-amministrativi del rapporto con la medesima Sede Apostolica si collocano in una luce particolare". “Ciò premesso - indica Francesco - spetta al Segretario Generale del Governatorato di curare in modo diretto la formazione umana e cristiana dei dipendenti e dei collaboratori, di coordinare i Sacerdoti incaricati dell'assistenza spirituale che già sono presenti nei vari settori, di promuovere opportune iniziative, specialmente in concomitanza con i programmi pastorali della Chiesa universale e nei tempi forti dell'anno liturgico”.