“Da quando esiste”, l’uomo “ha sempre migrato. E i problemi non sono mai mancati”, ha premesso l’arcivescovo Fisichella, indicando tre aspetti di una storia che si ripete. Come nel passato, anche oggi tanti sacerdoti “hanno lasciato le loro case per seguire tanti immigrati in diversi Paesi europei”. Milioni di cristiani dall’Est europeo, dall’America Latina e dalle Filippine, in maggioranza cattolici, sono giunti in questi decenni in Europa, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. “Una ricchezza – ha sottolineato il presule – per la nuova evangelizzazione”, a fronte di una società oggi “spesso impietosa” che “tende ad inghiottire in un vortice di indifferenza i nuovi immigrati, impedendo loro di conservare la fede e le loro tradizioni”. “Non può essere cosi”, ha ammonito mons. Fisichella, invitando le comunità cristiane ad “essere aperte ed accoglienti”, anche verso le masse di immigrati di altre religioni. “Nel rispetto dovuto a tutti e nella prudenza delle situazioni”, - ha indicato - “i nuovi evangelizzatori non possono esimersi dall’incontrare anche quanti non condividono la fede cristiana”. E “se l’annuncio a volte non sarà recepito ciò non significa che non si possano trovare condivisioni di valori per la promozione della vita, della sua dignità e della salvaguardia del Creato”.
“In Europa la nuova evangelizzazione non può prescindere da oltre 35 milioni di persone arrivate da altri Paesi, tra i quali almeno 8 milioni di cattolici”, ha aggiunto mons. Perego, chiedendo particolare attenzione alle “nuove fragilità e povertà” “in tempo di crisi economica”. "Precarietà" e "irregolarità lavorativa" - ha sottolineato - chiedono in Italia di regolamentare i flussi migratori, “una prospettiva nuova, che chiede anche un cambiamento legislativo, ma soprattutto chiede la consapevolezza che non possono esistere situazioni riconosciute di illegalità e di sfruttamento lavorativo, limbi dove non è riconosciuta la cittadinanza e la tutela, dove si alimentano mafie e corruzione, sfruttamento a danno del sistema Paese, oltre che degli stessi immigrati”. Sul piano dei diritti, mons. Perego ha ribadito l’importanza di garantire i ricongiungimenti familiari, di tutelare 8 mila minori che arrivano in Italia ogni anno senza famiglia e di accostare le coppie miste, sempre più numerose, che all’80% non sono unite da alcuna celebrazione religiosa o civile. Tra le problematiche più urgenti, mons. Perego ha indicato: la prostituzione di 50 mila donne di 60 nazionalità; l’aumento di disturbi psichici, specie tra adolescenti e donne; gli aborti tra le immigrate (40 mila su un totale 120 mila); la crescita dell’abbandono scolastico dei bambini; gli stranieri morti tragicamente in Italia, che non vengono rimpatriati per mancanza di risorse, e sono sepolti in fosse comuni nei grandi cimiteri”.