A quattro mesi dal sequestro degli impianti Ilva, 5 mila operai restano a casa, ma sono non meno di 12 mila i lavoratori – considerato l’indotto – colpiti dalla chiusura dell’acciaieria, decisa dai vertici aziendali dopo le nuove ordinanze di custodia cautelare e il decreto di sequestro preventivo, con l’iscrizione nel registro degli indagati dell’attuale presidente Ferrante e del direttore dello stabilimento Buffo. In tutto sette le persone colpite dai provvedimenti giudiziari con accuse diverse: dall’associazione a delinquere, alla corruzione in atti giudiziari, alla concussione. In carcere vanno il vicepresidente del gruppo Fabio Riva, non ancora rintracciato, l’ex direttore dello stabilimento Capogrosso e l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Archinà, che avrebbe intessuto una rete corruttiva di rapporti con politici, sindacalisti e funzionari locali, sotto la regia del presidente della regione Puglia Vendola – la grave accusa del Gip di Taranto Todisco – per far fuori il direttore dell’Arpa – agenzia regionale di protezione ambientale - Assennato, che aveva relazionato sull’inquinamento dell’acciaieria. “Mai fatto pressioni”, ha replicato in serata, Vendola. Ai domiciliari vanno Emilio Riva e l’ex perito del tribunale di Taranto Liberti. In disaccordo con la Magistratura il ministro dell’Ambiente Clini: cosi si chiudono le lavorazioni a valle – ha detto - senza quegli interventi necessari a monte per risanare il territorio, contravvenendo alle disposizioni ministeriali, previste dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). I Sindacati Fim Fiom e Uilm hanno intanto proclamato uno sciopero di 24 ore dalle 7 di stamane. Giovedì il Governo incontrerà le parti sociali.