R. - Nessuna decisione logica e politica, o forse la voglia di colpire ribelli e profughi che erano oltre confine, oppure, un momento di sbandamento e di follia. Di tutti i Paesi che sono intorno alla Siria, la Turchia è il più importante: è un Paese non arabo, quindi neanche legato ai vecchi legami della Lega Araba, ed è anche il più forte - ancora più forte di Israele.
D. - La Nato, chiamata in causa dalla Turchia, ha intimato a Damasco uno “stop” immediato ad altri atti aggressivi, ed anche l’Onu ha ammonito la Siria; ma le parole della Comunità internazionale finora non sembrano aver impressionato Assad…
R. - Assad non si fa impressionare, lui sta combattendo non solo per conservare il suo regime, ma anche e soprattutto per la sua vita e quella di tutto il clan, tutto il settore che lo sostiene, che sono letteralmente con le spalle al muro. Non si arrenderanno. Certo, colpire la Turchia mette in ballo non soltanto un nuovo atteggiamento da parte dell’Onu - dove pian piano la Russia rimane sempre più isolata nel suo sostegno ad Assad - ma rischia di far intervenire quell’altra cosa, molto più operativa, che è la Nato: non che la Nato abbia intenzione di scattare subito - in base all’articolo che prevede il casus belli di attacco verso un membro - ma la Nato può avviare una serie di meccanismi, anche indiretti di aiuto tramite la Turchia, e questi possono esser dannosi per Assad. Il gesto di ieri sera non è stato ben valutato ma, d’altra parte, credo che a Damasco il regime abbia perso ogni serio criterio di valutazione.
D. - Questo potrebbe compromettere il sostegno su Assad da parte, appunto, di alcuni Paesi come la Russia?
R. - Può darsi di sì: perché la Russia, a sua volta, ha complessi rapporti con la Turchia per via del Caucaso ed altre questioni non da poco. Diciamo che questa estrema imprudenza di un regime che sta morendo, complica la vita anche al suo unico alleato, cioè la Russia e questo a Mosca non deve essere stato molto gradito.