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Aperto a Roma il Vertice mondiale sull'alimentazione. Approvata la Dichiarazione: parole generiche e nessun impegno finanziario

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Articolo in: Radio Vaticana  

Roberta Gisotti 16/11/2009

Aperto a Roma il Vertice mondiale sull'alimentazione. Approvata la Dichiarazione: parole generiche e nessun impegno finanziario
Fitta l'agenda del Vertice, che impegna 192 delegazioni. Una sessantina i capi di Stato e di governo che prenderanno la parola. A seguire per noi i lavori nel Palazzo della Fao, Roberta Gisotti:
 

Approvata già stamattina la Dichiarazione del Vertice. A dire il vero ancora parole generiche su cinque cosiddetti "Principi di Roma": investire nei programmi di sviluppo rurale, coordinare i piani a livello locale e globale, portare aiuti immediati ed impiantare progetti a medio e lungo termine, collaborare tra soggetti che operano e controllare che i fondi stanziati arrivino. Nessun impegno finanziario. E' sconcertante. Ma è pur vero, nonostante - riferiscono fonti Fao - ci siano volute settimane per arrivare a questo testo 'neutro'. Eppure in apertura dei lavori il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha esordito: "Per troppe persone digiunare è una realtà quotidiana", io l'ho fatto ieri - ha raccontato - come chiesto dalla Fao: privarsi per un giorno del cibo in segno di solidarietà con oltre un miliardo e 200 milioni di affamati del mondo; non è stato facile, ha detto. Ed ora il mondo è impaziente che noi qui a Roma facciamo la differenza. Ovvero produrre risultati reali per persone che hanno esigenze reali. Ma occorre una strategia globale per la sicurezza alimentare. L'Unione Europea ha offerto 1 miliardo di euro ed i 26 Paesi e le 14 organizzazioni internazionali nel G8 de L'Aquila si sono impegnati a stanziare 20 miliardi di dollari in tre anni. Ma per ora sono "ancora promesse", ha denunciato Jacques Diouf, direttore generale della Fao. Intanto ogni 6 secondi muore un bimbo per fame, 17 mila in 24 ore. Per eliminare la fame dalla Terra, servono - ha detto Diouf - 44 miliardi di dollari. Non è una cifra impossibile se nel 2007 sono stati spesi 1340 miliardi di dollari in armamenti. Ma questo può essere l'anno della svolta - ha sostenuto il capo di governo italiano, Berlusconi - se controlliamo la speculazione internazionale, causa del rialzo dei prezzi alimentari.


"Non chiediamo un'elemosina ma rivendichiamo un nostro diritto", ha dichiarato il leader libico Gheddafi, primo capo di Stato a parlare, denunciando "le potenze coloniali" di aver "saccheggiato" le risorse di interi continenti. Ha puntato invece il dito, il presidente egiziano Mubarak, contro le misure protezionistiche e i sussidi agricoli nei Paesi industrializzati, il peggior male per i Paesi in via di sviluppo. Quindi il presidente brasiliano Lula ha illustrato la ricetta vincente nel suo Paese: volontà e determinazione politica per strappare alla fame 20 milioni di persone, e ridurre la mortalità infantile del 60 per cento. Da segnalare l'assenza dei big politici, mancano in questo Vertice i presidenti degli Stati Uniti Obama, quello francese Sarkozy, e i primi ministri tedesco Merkel e britannico Brown. La delusione al di là delle intenzioni espresse è palpabile e le attese della vigilia sembrano compromesse. Aspre critiche alla Dichiarazione, che non pone alcun limite temporale per sconfiggere la fame, arrivano dai 600 delegati di Ong ed associazioni della società civile, riuniti a Roma alla Città dell'Altra economia, Forum parallelo a quello della Fao.


 

 

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