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Roberta Gisotti 12/10/2009

Gli anziani troppo spesso dimenticati, nella povertà e nella solitudine. In italia sono circa 11 milioni e 200 mila le persone le persone che hanno compiuto 65 anni, tra queste oltre 5 milioni hanno più di 74 anni e il 30 per cento abita da
D. - Dottor Regazzoni, efficienza e velocità appaiono i valori fondanti delle società odierne, dove tutto viene anche monetizzato. Allora come vivere al meglio la terza età?
R. - Innanzitutto, sarebbe necessario costruire un'idea di solidarietà più complessa, e rispetto a questo considerare anche nuovi diritti, perchè le persone anziane che invecchiano oggi sono tantissime. E questo è bello, perchè la popolazione anziana diventa sempre più numerosa, ma a fronte di questi numeri che aumentano ci sono troppe persone a cui non viene data voce e che entrano in percorsi di solitudine. Penso però che ci siano le condizioni perchè questo processo di invecchiamento nella nostra società possa riaprire un discorso intergenerazionale e interculturale per ridare dignità agli anziani. Io credo che le parole importanti che ha pronunciato il Papa abbiano questo significato, e cioè che le persone che invecchiano sono da rispettare in quanto persone, in quanto cittadini, e per questo, sino all'ultimo giorno della loro vita, non debbono essere lasciate sole. E. all'interno di questo percorso, la loro dignità possa essere un bene non solo per loro stesse, ma anche un bene per la società. Perchè avere dignità vuol dire sentirsi persone protagoniste del proprio futuro e se sono protagoniste, le persone che invecchiano possono dare un contributo alle altre persone. Già fanno tanto gli anziani! Non dobbiamo dimenticarli, perchè se li dimentichiamo vuol dire che neghiamo la nostra esistenza.
D. - L'organizzazione mondiale della sanità, ha stigmatizzato la "mancanza di opportunità" per gli anziani spesso sofferenti di malesseri che dipendono dal loro stato sociale, dal sentirsi esclusi, inutili. Si parla anche di sindrome da "cuore spezzato". Chi è responsabile di questo stato di cose la famiglia, i figli, i nipoti o gli stessi anziani che si isolano?
R. - Io credo che ci sia un complesso di responsabilità. Innanzitutto, come noi viviamo questa modernità - come lei diceva all'inzio - rincorrendo il tempo e non invece valorizzandolo. Se si rincorre il tempo, il tempo degli anziani viene svalorizzato. Ci sono forse anche delle responsabilità di una parte di anziani di non mettersi in gioco, ma il vero punto è offrire loro occasioni e opportunità. Sicuramente ci vorrebbero per gli anziani malati più posti letto, più assistenza domiciliare, ci vorrebbero tante cose, ma ci vorrebbe anche l'offerta di opportunità per quelli che stanno ancora bene, che potrebbero far sì che il loro tempo non sia tempo vuoto. E allora bisogna offrire loro occasioni di tempo libero, di turismo sociale, occasioni di socializzazione, offrire l'opportunità di sentirsi utili in un percorso di volontariato sociale. Ecco, io credo che ci sia una ricchezza di un mondo, che sono gli 11 milioni di persone anziane che lei citava, che in qualche modo bisogna valorizzare. Valorizzare vuol dire anche ridiscutere così come è organizzata questa nostra società.