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Roberta Gisotti 14/03/2009

L'importante ruolo delle donne nell'ambito familiare, in particolare nei compiti di assistenza: se ne è parlato, questa settimana nel Palazzo di Vetro a New York, in un tavola rotonda promossa dalla Missione permanente della Santa Sede pres
D. - Eccellenza, ritiene che i diritti delle donne siano in primo piano nell'agenda dell'Onu, o piuttosto le polemiche insorte - specie dopo la Conferenza di Pechino - in tema di salute riproduttiva e di diversità di genere, hanno nuociuto infine alla causa delle donne?
R. - Senz'altro, i diritti delle donne sono in primo piano, anche perchè metà del genere umano è composto di donne ed esse sono le madri dell'altra metà. Ma le rispondo con un fatto. Negli ultimi giorni, abbiamo negoziato un testo sulle pari responsabilità tra uomini e donne nella cura per la famiglia, i bambini, gli anziani, gli ammalati. Un blocco di Paesi ha tentato in tutti i modi di far passare una lettura unica del tema, variandolo su tre principi: la salute riproduttiva, i diritti sessuali ed il genere. Molte altre delegazioni hanno fermamente fatto presente che questa impostazione interessa per lo più l'Occidente, o parte di esso, mentre non tiene affatto conto delle culture, delle tradizioni e convinzioni religiose di altre parti del mondo, ed hanno fortemente chiesto che la loro sovranità sia rispettata.
D. - Si ha però l'impressione che la condanna di tante violazioni, che poi restano sovente impunite in numerosi Paesi, specie islamici, si sia affievolita...
R. - Anche qui, le rispondo con un fatto. Negli ultimi due anni, durante la sessione sullo Statuto della donna è stata proposta una risoluzione di condanna della selezione prenatale dei feti, laddove essa è usata per limitare la nascita delle donne: testo che, in fondo, va in favore del diritto delle donne ad esistere e ad essere considerate non da meno dei maschi. Ebbene, la risoluzione non è mai passata. E questo certamente per l'opposizione di alcuni Paesi maggiormente interessati, ma soprattutto per il timore non espresso, ma palpabile, che la condanna si potesse estendere anche all'aborto come tale.
D. - Eccellenza, quali conclusioni sono emerse dalla tavola rotonda sul ruolo delle donne nel campo dell'assistenza, soprattutto in ambito familiare?
R. - Per quanto attiene alla cura che la donna offre verso bambini, ammalati o anziani, questa si rivela altamente produttiva per una società più coesa e florida e pertanto occorre che le istituzioni locali e nazionali riconoscano questa attività, anche in termini professionali e salariali. Se poi pensiamo al massiccio ricordo all'immigrazione femminile per assicurare queste tipologie della cura, occorre pensare anche a quelle donne e al loro bisogno di regolarizzare la propria posizione, acquistare un minimo di formazione professionale che assicuri loro un sostentamento equo e le metta al riparo dallo sfruttamento di ogni genere.
D. - Eccellenza, ma perchè ancora oggi, all'inizio del terzo millennio, si deve faticare così tanto per affermare i giusti diritti della donna e anche il riconoscimento, appunto, dell'importante ruolo in ogni ambito in cui si esprime?
R. - Forse perchè da tante parti ancora si pensa che i diritti basici, fondamentali della persona - quelli dell'uomo e della donna - siano qualcosa di "concesso" o "determinato", per esempio dallo Stato o da una maggioranza, mentre invece deve crescere ancora molto questo senso che i diritti sono qualcosa di innato nelle persone, e quindi questo è semplicemente da riconoscere e da implementare!