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Roberta Gisotti 10/03/2009

"L'assistenza deve diventare un aspetto fondamentale del dibattito pubblico e assumere una rilevanza tale da modellare la vita politica e dare agli uomini e alle donne la capacità di preoccuparsi di più dei bisogni altrui": lo
Se l'assistenza - ha premesso l'arcivescovo Migliore, è "un aspetto fondamentale della vita umana" con "implicazioni profonde", sul piano politico sociale, finanziario, e così anche sul piano personale e se tutti gli esseri umani sono "autonomi ed uguali" ma anche "creature interdipendenti", bisognosi di cure al di là di status sociale ed età, questo induce a concepire l'assistenza non più limitata a certi gruppi, come donne e immigrati, ma partecipata e condivisa da tutti nelle famiglie e nel settore pubblico.
"Sempre più insostenibile - ha sottolineato il presule - è che continuino ad esistere atteggiamenti e luoghi, anche nell'assistenza sanitaria, dove le donne sono discriminate ed il loro contributo alla società è sottovalutato semplicemente perchè sono donne". E' dunque "inaccettabile" - ha stigmatizzato il rappresentante della Santa Sede - "il ricorso a pressioni sociali e culturali per mantenere l'ineguaglianza dei sessi".
Riguardo i malati di AIDS, mons. Migliore ha evidenziato in particolare l'assistenza comunitaria e domiciliare - preferibile in molti contesti sociali e culturali e che evita pure che alla malattia si associ lo stigma - ma purtroppo assai poco riconosciuta, cosicchè molti operatori affrontano difficoltà finanziarie, ricevendo solo minima parte dei fondi spesi ogni anno per l'assistenza e la ricerca sull'AIDS. Al contrario - ha osservato il delegato vaticano - "dovrebbe essere fornito un maggior sostegno a queste persone, specie se donne ed anziani", quando "studi hanno dimostrato che gli assistenti comunitari e domiciliari oggi subiscono uno stress superiore al personale medico".
L'arcivescovo Migliore ha poi evidenziato come le donne povere e immigrate, a fronte di "sistemi familiari, occupazionali e assistenziali inadeguati" siano caricate di assistere "bambini, malati, handicappati gravi e anziani". E come le donne in generale, nel mercato dell'assistenza domiciliare, siano più vulnerabili, a causa sovente "della mancata regolarizzazione, dell'isolamento sociale, di difficili condizioni di lavoro e a volte di sfruttamento di ogni tipo". Per questo l'Osservatore della Santa Sede ha sollecitato gli Stati a riconoscere il ruolo dell'assistenza familiare, da cui sono sollevati anche finanziariamente e ad adottare leggi volte a favorire "l'integrazione sociale e la piena protezione degli assistenti immigrati".
Il presule ha anche auspicato interventi a sostegno mirati nei Paesi in via di sviluppo, ad evitare la fuga dei cervelli verso Paesi più ricchi. Ha poi lamentato che in troppe culture l'assistenza è ancora una questione relegata alla sfera privata ed ha invitato a porre questo tema al centro del dibattito pubblico. Proprio attraverso l'assistenza - ha concluso il presule - si può creare "un processo di democratizzazione della società" e "promuovere una consapevolezza pubblica" che punti "alla giustizia sociale" e "alla solidarietà per tutti uomini e donne".