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In India coprifuoco nello Stato dell'Orissa. Allarme anche in altre regioni

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Articolo in: Radio Vaticana  

Roberta Gisotti 02/10/2008

In India coprifuoco nello Stato dell'Orissa. Allarme anche in altre regioni
E quanto sta accadendo in India si evidenzia in particolare oggi, Giornata internazionale della non violenza. La ricorrenza è stata indetta dall'Onu nel giorno della nascita di Gandhi, teorico e stratega della non violenza, ucciso il 30 gennaio
 

R. - In India è in corso una crisi del laicismo che non è un fenomeno recente, è un fenomeno in corso dalla fine degli anni '80. C'è stato l'emergere e il diffondersi dell'idea che i veri indiani sono solo gli indù e quindi, essenzialmente musulmani e cristiani ma anche gli atei non siano a tutti gli effetti degli indiani. Ora ci sono diverse organizzazioni politiche - in particolare il partito del BJP (Bharatiya Janata Party - ), che è stato al potere nel periodo tra il '98 e il 2004 - che sposano questo tipo di ideologia. Ora, negli ultimi tempi, le organizzazioni extra-parlamentari che si legano a questa ideologia, hanno lanciato una campagna di persecuzioni, di attacchi violenti che hanno portato a decine di morti, contro i membri della comunità cristiana, in particolare in due Stati dell'Unione Indiana, l'Orissa e il Karnataka. E c'è stata una sostanziale complicità da parte dei governi di questi due stati e da parte delle forze di sicurezza, per cui, mentre non si è fatto nulla - o quasi nulla - nei confronti degli autori degli attacchi, si è intervenuto contro quelle organizzazioni di base che protestavano contro tali attacchi. Ecco, nonostante il fatto che i due principali leader del governo centrale e del partito al potere non siano essi stessi indù, bisogna dire che la reazione da parte del governo centrale è stata, fino a questo momento, estremamente debole.


D. - Il laicismo in declino e il fondamentalismo in ascesa. Quale antidoto può mettere a riparo l'India da svolte autoritarie o anarchiche?


R. - In India ci sono, come dire, degli anticorpi al lavoro, nel senso che ci sono tutta una serie di comunità di base che si battono per la tutela dei valori democratici, per la tutela delle minoranze e a favore del laicismo. In India c'è anche una stampa, in particolare quella di lingua inglese, capace di impegnarsi dal punto di vista politico. In effetti, gran parte, se non tutte le notizie che noi abbiamo sulle violenze anticristiane e le violenze antimusulmane, precedentemente, sono notizie che sono state date dalla libera stampa indiana e che sono state documentate attraverso una serie di rapporti preparati da gruppi di pace. C'è da dire, purtroppo, che i due maggiori partiti indiani, che sono il Congresso e il BJP, sono uno, il BJP, un esponente dei principi dell'induismo politico, e l'altro, il Congresso, un partito che dagli anni '80 in avanti, è stato profondamente infiltrato da una sorta di versione "soft" dell'induismo politico.


D. - Quindi uno scenario politico che desta preoccupazione?


R. - Da questo punto di vista, gli osservatori internazionali, l'opinione pubblica internazionale, farebbero bene a non adagiarsi su certe immagini che tendono a presentare l'India come un Paese caratterizzato da democrazia e progresso. La realtà dell'India è molto più complessa: l'India è sì una democrazia ma è anche è un Paese caratterizzato da uno sviluppo economico dove gran parte dei guadagni dello sviluppo economico finisce nelle mani di un esiguo strato della popolazione che, secondo alcuni, coincide con il 10 per cento della popolazione urbana e con il 5 per cento della popolazione rurale. Proprio questo tipo di sviluppo distorto, produce delle tensioni molto violente all'interno della società indiana. Il rilanciare idee come quelle dell'induismo politico, l'individuare un nemico interno, un capro espiatorio individuato nelle minoranze, può essere un'utile modalità per distrarre la stessa opinione pubblica indiana da quelli che sono i problemi reali. I problemi reali, rimangono essenzialmente quelli di una sviluppo che sta arricchendo una minoranza della popolazione e sta lasciando, nella povertà, la grande maggioranza di questa stessa popolazione.


 

 

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