SCRIVE BRUNO VESPA - Caro direttore, ma non sarà che l' amico Giovanni Sartori s' è messo in affari con il Cavaliere?
SCRIVE BRUNO VESPA
Caro direttore, ma non sarà che l' amico Giovanni Sartori s' è messo in affari con il Cavaliere? Lui farà un legittimo salto sulla sedia, ma sappia che il salto l' abbiamo fatto anche noi leggendo sul Corriere di venerdì 24 maggio (nello scambio di lettere con Clemente J. Mimun dopo l' editoriale del giorno prima, «Servizio pubblico e caso Biagi», dello stesso Sartori, ndr) che il suo sogno è ridurre l' informazione Rai a quella della televisione pubblica americana. Premetto che la mia ammirazione per Sartori è di vecchia data: all' inizio del ' 94 le sue idee liberali non andavano molto di moda e a mia volta ero pesantemente discriminato nella Rai dei professori (ma non ricordo proteste da chicchessia, nè vibrate nè flebili).
Sartori accettò (e gliene sono ancora grato) di fare l' ospite fisso di uno strapuntino pomeridiano che mi fu affidato per evitare che l' azienda fosse portata in giudizio per violazione contrattuale. Rispetto qualunque idea lui manifesti, anche se quella sul conflitto d' interessi mi pare un po' meno liberale delle altre.
A mio sommesso avviso, il modo migliore per tenere a bada l' egemonia del Cavaliere è fare una Rai sempre più forte, libera e vincente. E Sartori vuole fare di noi una Pbs? Da quando vent' anni fa conobbi quell' eccellente televisione pubblica americana, il mio incubo è che qualcuno voglia ridurci in quello stato.
Che è lo stato di un principe che conta meno dei suoi camerieri. La Pbs fa programmi elegantissimi, alle prime del Metropolitan riconosci i suoi cameramen perchè portano lo smoking, i suoi programmi informativi sono un prodigio di correttezza. Ma li guarda pochissima gente e dunque contano quasi nulla presso la sterminata popolazione americana. Che è cosa assai diversa, come sa bene Sartori, dall' establishment.
Chi trarrebbe beneficio dal crollo dei nostri ascolti? Mediaset. È questo che vuole Sartori?
L' altra sera, per usare un' elegante espressione tratta da «Pretty woman», mi si sono attorcigliate le budella sentendo nella trasmissione di Santoro che la vera indipendenza starebbe nelle televisioni del Cavaliere (ma non era un dittatore?). Mi si permetta di gridare che il solo fatto di supporlo ai nostri danni è una vergogna. Ma - piaccia o no - la nostra indipendenza si conquista anche con gli ascolti.
La difficoltà di chi fa il nostro mestiere in Rai, caro direttore, è di fare alti ascolti con una qualità decente. La nostra qualità non piace a Sartori e a tanti altri? Ci aiutino a migliorarla. I politici, attraverso il Parlamento, hanno il compito di stabilire le regole, il diritto di vederle rispettate e il dovere di esigere che ogni nostra violazione sia sanzionata. Ma per favore non entrino nei nostri palinsesti. E non vengano fuori con queste storie del doppio conduttore che in America sono fallite regolarmente. Va benissimo affiancare Ferrara a Lerner perchè si tratta di due magnifiche e opposte personalità. Ma è un caso unico. Stabilire una regola generale in questo senso sarebbe grottesco. Le vie alla censura sono infinite. Limitiamoci, per favore, a imporci il rispetto delle regole del gioco.
Bruno Vespa
SCRIVE GIOVANNI SARTORI
Di solito il mio scrivere lascia il tempo che trova. Invece questa volta fa saltare Bruno Vespa sulla sedia. Perbacco. Ne sono lusingato anche se quel salto non è giustificato. Perchè quando sono sveglio il mio sogno non è di ridurre l' informazione Rai a quella della televisione pubblica americana.
Nel rispondere a Mimun concludevo così: «Non chiedo che il Tg1 esca dal mercato. Chiedo però che la Rai si ponga il problema di dare spazio anche alla informazione seria e approfondita che negli Stati Uniti è offerta dal Pbs». Dunque mi limito a chiedere che si dia una nicchia (in condizioni di par condicio) anche a una informazione «modello» che Vespa dichiara (grazie) un «prodigio di correttezza».
Sì, continua Vespa, ma un prodigio di correttezza pochissimo visto e che pertanto non conta «quasi nulla». Un momento. Intanto contesto che un servizio di informazione debba essere sottoposto alla tirannide degli ascolti Auditel. In altre occasioni ho più volte espresso dubbi sulla pertinenza e validità di quella misura. Un giudizio confortato da un documentatissimo libro appena uscito di Roberta Gisotti (La Favola dell' Auditel, Editori Riuniti) che descrive l' Auditel come uno strumento «distorsivo, fuorviante e bugiardo» che si è indebitamente arrogato il ruolo di «registrare i gusti e le attese del pubblico». Ma anche se l' Auditel fosse uno strumento migliore di quello che è, resta che l' informazione non deve essere misurata come un varietà.
Le Ferrovie dello Stato tengono in esercizio tratti improduttivi perchè questo è il compito di un servizio pubblico. E dunque almeno in un canale la Rai adempia al suo dovere di fornire una corretta e sufficiente informazione.
La mia seconda controdeduzione è che non è vero che un ascolto limitato equivalga a un «contare quasi nulla».
I programmi Pbs hanno la stessa attrazione dei programmi Vespa: i politici (dal vicepresidente Cheney in giù, includendo tutto il governo) si fanno tutti intervistare. Ci vanno per nulla? No, al Pbs vanno perchè sanno di essere ascoltati da un pubblico importante che fa opinione.
L' Auditel ha fatto dimenticare alla Rai che i pubblici di ascolto sono stratificati, e che non devono essere «massificati» a livello di un minimo comun denominatore che ci zombifica tutti. Quindi io non voglio (evidentemente) il crollo degli ascolti Rai. Suggerisco semmai, che una nicchia di tipo Pbs potrebbe riportare alla nostra televisione un pubblico non zombificato che non la guarda più. E ora tocca a me di saltare sulla mia sedia.
Leggo: «Il modo migliore di tenere a bada l' egemonia del Cavaliere è di fare una Rai sempre più forte, libera e vincente». Magari; ma qui chi sogna è Vespa. La Rai non è mai stata libera: è sempre stata colonizzata. Ieri e ancor meglio oggi.
Per diventare davvero libera dovrebbe essere blindata come lo era la Bbc inglese. È anche improbabile che con Berlusconi regnante diventi più forte. Prevedo invece che sarà sempre più strangolata da Publitalia (sull' argomento, si veda l' intervista a Giuliano Adreani, ndr), dalla pubblicità controllata da Berlusconi (che difatti ha già portato via alla Sipra un sei per cento). Pertanto mi stupisce, caro Vespa, che lei veda la mia battaglia sul conflitto di interessi come «un po' meno liberale di altre». Io la vedo, invece, come l' unica battaglia che vi potrebbe liberare. Ma, appunto, non siete abbastanza liberi da potermi appoggiare. Con ciò, mi sono «torcibudellato» anch' io nell' udire, alla trasmissione di Santoro venerdì sera, che c' è più indipendenza in Mediaset che in Rai.
Oramai il Cavaliere condiziona tutti. La differenza è che in Mediaset quel condizionamento è interiorizzato, è metabolizzato, mentre in Rai si danno ancora doglie di transizione. Ma si provi Costanzo a affidare a me un dibattito sul conflitto di interessi. Sa benissimo che non lo può fare, perchè sa benissimo quali sono i paletti della sua libertà. Così come lo sa benissimo anche Mentana.
Giovanni Sartori