D. Dott. Romano, su cosa poggia questa denuncia?
R. – Poggia fondamentalmente su una ricerca che abbiamo condotto su un campione rappresentativo presso i Comuni della regione Campania e ambiti territoriali, dove abbiamo rilevato circa 200 casi di abusi intra familiari e su testimonianze dirette e indirette di persone, di ragazze che vivono in determinate zone campane le quali hanno testimoniato in maniera molto ‘tranquilla’ di essere state abusate in famiglia, così come le loro amiche e le amiche delle amiche. Questo dato ovviamente non è stato pubblicato sulla ricerca ma meriterebbe un approfondimento diverso.
D. – A cosa attribuire questo spaccato veramente spaventoso? Alla povertà, al degrado morale …
R. – Le cause sono molteplici, perché da un lato c’è un problema sociale, zone in cui ci sono mancanza di valori, famiglie disgregate, povertà, degrado ambientale e culturale, per cui si pensa ancora che i figli siano oggetti di proprietà esclusiva; dall’altra parte c’è un problema di devianza sessuale che, purtroppo, per deprivazione morale, etica ed altro - anche se è trasversale nelle varie fasce della popolazione - incide in maniera significativa.
D. – Quindi possiamo dire che c’è una carenza educativa all’affettività, una carenza nell’iniziazione sessuale …
R. - Sicuramente sì, ma anche altro. Il problema è pure quando si vive in un ambiente completamente staccato dai centri urbani - faccio l’esempio del Parco verde di Caivano, salito alle cronache ultimamente - dove non c’è un presidio di polizia, non ci sono servizi, non ci sono negozi, c’è solo un’area di spaccio di droga - perché è tra i posti maggiori di spaccio della Campania, quindi in mano alla criminalità - purtroppo tutto questo incide in maniera significativa. In questi posti anche le donne, le madri dipendono esclusivamente dai compagni, che hanno affianco e che molto spesso sono uomini deprivati di qualsiasi senso morale e familiare. Le cause, ripeto, sono diverse e meriterebbero una ricerca molto più approfondita di quella che è stata fatta.
D. - Accendere un faro a cosa può e deve servire?
R. - Il mio scopo era esattamente questo: accendere un faro su una situazione dove spesso mettiamo la testa sotto la sabbia e non ci rendiamo conto che invece si tratta di un fenomeno che esiste e che deve essere affrontato. Io vorrei che tutte le istituzioni si rendessero conto di questo e facessero qualcosa per le zone, per le famiglie e per i nostri bambini, perché c’è bisogno di una serie di attività, così come c’è bisogno di risorse. È venuto il momento in cui bisogna svegliarsi e fare qualcosa per i nostri figli!