Primo capo di Stato eletto democraticamente dal 1978, in una rosa di 14 candidati, Christian Kaboré 58 anni - già premier del Burkina Faso fra il ‘94 e il ’96 e presidente del Parlamento prima di cadere in disgrazia agli occhi di Compaoré - ha conquistato il 53% dei voti su 5 milioni e mezzo di elettori, doppiando il rivale Zephirin Diabré, con il 21% dei consensi. Elezioni travagliate, già previste ad ottobre e rinviate per un tentato e breve colpo di Stato del generale Diendere, braccio destro dell’ex capo di Stato Compaoré, al potere - ricordiamo - dal 1987, grazie ad un golpe, intenzionato a cambiare la Costituzione per estendere il suo mandato e per questo infine deposto da una sollevazione popolare. Dunque, grandi le attese sul nuovo presidente Kaboré perché possa mettere fine al caos in cui è precipitato il Paese da oltre un anno. Un buon segno è stato lo svolgimento pacifico del voto - sottolineato ieri con soddisfazione dal segretario generale dell’Onu Ban Ki moon - che ha pure evidenziato la forte partecipazione delle donne al processo elettorale. "Bisogna mettersi subito al lavoro", ha detto Kaboré appena eletto, elogiando gli organi di transizione ed aggiungendo: "è tutti insieme che dobbiamo servire il Paese" e promettendo "ai giovani, alle donne, agli anziani, "determinazione per un aprire opportunità di un futuro migliore".
D. - Dunque quali prospettive? Enrico Casale:
R. – La cosa importante da sottolineare è come questa elezione sia stata un vero rito democratico, voluto dalla gente, che ha prima mandato a casa Compaoré dopo 27 anni di potere e poi ha reagito ad un tentativo di golpe che cercava di ripristinare i vecchi equilibri politici. Quindi l’elemento positivo è che la prassi democratica si è affermata nel Burkina Faso.
D. – Quali sono i principali problemi che dovrà affrontare Kaboré?
R. – Il Burkina Faso è uno dei Paesi più poveri al mondo. E’ un Paese senza grandi risorse naturali e con una forte immigrazione, soprattutto in passato, nei Paesi vicini. Quindi è chiaro che i temi principali che dovrà affrontare sono quelli soprattutto di uno sviluppo economico del Paese. Ricordiamo anche che il Burkina Faso si trova comunque in una fascia che è quella saheliana, che in questi ultimi anni è stata sconvolta anche dai problemi del terrorismo e del fondamentalismo islamico: temi che, per il momento, sono ancora estranei al Burkina Faso, ma lo toccano da molto vicino e quindi certamente dovrà farci i conti.
D. – Ora il Burkina Faso potrà però aspirare a maggiori aiuti dalla Comunità internazionale, avendo un governo eletto democraticamente?
R. – Certamente. Io credo che proprio questo processo democratico favorirà un afflusso maggiore di capitali dall’estero e di aiuti dalle grandi organizzazioni internazionali. Questo è uno degli effetti positivi di questa svolta democratica.