Il linguaggio non lascia dubbi sulla paternità del video: “avremo piacere a sgozzarvi”, dichiara il militante dell’Is rivolto al generale Haftar, oggi a capo dell’esercito di Tobruk, dove dopo le elezioni del giugno 2014 è stanziato il parlamento riconosciuto internazionalmente, formato accusano i jihadisti - da atei. Nello stesso video l’invito a “predicatori e studiosi ad andare nel Califfato in Libia, perché la sharia di dio - recita il messaggio dell’Is - non si applica con i fiori ma con lo spargimento di sangue”. E combattimenti proseguono in Libia anche tra l’Esercito di Tobruk e gruppi filo Haftar e i miliziani radicali di Ansar al Sharia, che hanno occupato Bengasi - tutt’ora contesa - proclamandovi l’emirato islamico. 67 i soldati morti e 313 i feriti giunti all’ospedale di Al Galaa nel solo mese di luglio. E mentre è tregua tra Tobruk e i e ribelli di Misurata e Tripoli, dove ha sede l’altro governo del Paese, è scontro tra le forze di Misurata e i jihadisti dell’Is nell’area di Sirte. Intanto a Baida nell’est del Paese, un’attivista dei diritti umani Ali Boswari è scampato ad un tentato sequestro. Cambiando fronte, in Siria, il governo di Obama ha autorizzato le forze Usa a compiere raid aerei in difesa dei gruppi ribelli siriani addestrati dal Pentagono nell’ambito della sua strategia anti Is, anche se ad attaccarli sarà l’Esercito di Damasco, e questo aumenta il rischio di uno scontro diretto con il regime del presidente Assad. Del resto Washington appare sempre più preoccupata da questo nuovo soggetto politico-mlitare, se il segretario di Stato, Kerry in visita a Doha, nel Katar, ha offerto oggi sostegno anche al governo iracheno nella sua lotta contro l’Is. Alti i costi umani dei raid contro obiettivi dell’Is della Coalizione internazionale guidata dagli Usa. Secondo il gruppo di monitoraggio Airwars, in 57 attacchi aerei condotti in Iraq e Siria nell’ultimo anno sarebbero almeno 450 le vittime tra militari e civili e 48 decessi per ‘fuoco amico’.