“Quello a cui avete assistito è solo la prima goccia di pioggia”, l’annuncio in un messaggio audio, messo in rete nel pomeriggio dal sedicente Stato Islamico. Si aggiunge a quanto già pubblicato su twitter da seguaci dell’IS: la foto di una delle quattro vittime italiane, con una croce rossa tracciata sopra e la scritta “questo crociato è stato schiacciato dai leoni del monoteismo”. E una nuova minaccia è arrivata alla radio nazionale tunisina. Secondo l’ultimo bilancio della strage, sono 23 i morti, di cui 18 stranieri - in massima parte turisti ospiti di due navi crociera - e cinque tunisini, tra cui i due terroristi Yassine Laabidi e Hatem Khachnaoui. I feriti sono 47. La Tunisia scossa nelle fondamenta non si arrende e scende in piazza al grido di “Siamo liberi, fuori i terroristi”. Sul fronte delle indagini: arrestati il padre e la sorella del terrorista Khachnaoui, sospettata di aver partecipato all’attentato ed interrogate altre nove persone in relazione con gli attentatori. Il presidente tunisino Essebsi ha dichiarato: “abbiamo preso la strada della democrazia e la democrazia vincerà”. Un appello all’unità del Paese, ha lanciato il premier Essid. Cordoglio e solidarietà alla Tunisia dalla comunità internazionale e promesse d’impegno comune nella lotta al terrorismo, anche da Egitto e Siria. Un minuto di silenzio è stato osservato oggi al Vertice di Bruxelles dai 28 leader europei. “La barbarie non conosce frontiere”, ha detto il ministro degli interni francese Cazeneuve, atteso domani sera a Tunisi.