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Mons. Tomasi: Onu fermi genocidio cristiani in Medio Oriente

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Articolo in: Radio Vaticana  

Roberta Gisotti 17/03/2015

Mons. Tomasi: Onu fermi genocidio cristiani in Medio Oriente
Secondo l'Associazione internazionale Porte Aperte sono circa 100milioni i cristiani perseguitati o discriminati per la loro fede nel mondo. Solo nel 2014 sono state 4344 i morti e 1062 le chiese attaccate. Un fenomeno in crescita, denuncia l'ong come spiega al microfono di Roberta Gisotti la segretaria nazionale Cristina Merola:
 

R. – Le nostre stime sono attorno ai 100 milioni di cristiani perseguitati o discriminati per la loro fede.

D. – Ogni anno “Porte Aperte” stila una "lista nera" dei Paesi più a rischio per i cristiani, un fenomeno in crescita se nel 2014 si stimano 4.344 vittime e 1.062 chiese attaccate…

R. – Sì, la persecuzione è in crescita in diversi Paesi. Questa lista viene redatta tenendo conto di cinque aree della vita quotidiana nelle quali i cristiani possono o non possono vivere liberamente la loro fede: nel privato, nella famiglia, nella comunità in cui risiedono, nella congregazione che frequentano e nella vita pubblica della nazione in cui vivono. A questa si aggiunge una sesta area, che serve a misurare il grado di violenze che subiscono. I primi dieci Paesi di questa lista sono la Corea del Nord, la Somalia, l’Iraq, la Siria, l’Afghanistan, il Sudan, l’Iran, il Pakistan, l’Eritrea e la Nigeria.

D. – Papa Francesco ha denunciato una persecuzione "che il mondo cerca di nascondere". Perché?

R. – I cristiani che incominciano a essere noti a tutti come la minoranza o la religione comunque più perseguitata lì dove sono, probabilmente non fanno gli interessi forse delle persone al potere o degli Stati. Non sono al centro dell’attenzione, perché per esempio in Pakistan sono una minoranza, seppur consistente, che spesso è tenuta poco più che analfabeta. Sarebbe invece di grande interesse, anche per i nostri governi, cercare di aiutare queste minoranze cristiane, alla luce anche dei flussi migratori che ci sono.

D. – L’Africa in particolare sta diventando un continente insicuro in molti Paesi…

R. – La situazione infatti è peggiorata in 33 delle 50 nazioni che noi elenchiamo e l’Africa è entrata con diversi Paesi. Ci sono Stati che si sono fortemente destabilizzati, soprattutto nella cintura del Sahel che comprende la Nigeria, il Niger, il Ciad fino al Sudan, e queste nazioni hanno fortemente risentito della caduta dei governi nella parte più a nord, come la Libia. Paesi che hanno infatti messo in giro tantissime armi e hanno armato appunto tutti questi gruppi di integralisti islamici, che ora si stanno muovendo per ottenere degli Stati basati sulla legge islamica.

  http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/17/mons_to#...]

 

 

 

 

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