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Direttorio CEI ''Comunicazione e Missione''

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Articolo in: Conferenze e dibattiti  

Roberta Gisotti 06/05/2005

Direttorio CEI ''Comunicazione e Missione''

Diocesi di Viterbo - Conferenza di Roberta Gisotti

 

Ringrazio tutti i presenti ed il vescovo di Viterbo mons. Vincenzo Chiarinelli; sono onorata di svolgere questa relazione che spero non vi annoierà ma piuttosto possa offrirvi semplicemente degli spunti di riflessione personale, perchè questo importante Sussidio messo a punto dalla Conferenza episcopale italiana non resti un libro scritto di teorie ma diventi esperienza pratica nella nostra vita quotidiana, familiare, professionale e sociale in senso lato, e diventi pure segno distintivo di una comunità ecclesiale che nei valori fondamentali dell'uomo e della donna trova senso e significato per saper annunciare la Parola evangelica, un mandato che "oggi è reso ancora più urgente dal nuovo contesto mediatico che caratterizza il nostro tempo", come ben sottolinea il cardinale Camillo Ruini, nella presentazione del Direttorio.

Io personalmente leggendo il Direttorio ne ho tratto convincimento fermo che veramente il mondo cattolico deve affermare la sua autorevole 'voce' nella società - autorevole perchè supportata dalla fede in Dio - affermare la sua voce, sottolineo, attraverso i media cattolici, e forse ancora di più deve farsi riconoscere nei media laici, possibilmente raccogliendo quanto più consenso possibile ma anche accettando di testimoniare una posizione di minoranza, forse anche scomoda, forse con un 'prezzo' da pagare in termini di impopolarità, impopolarità che può tradursi anche in emarginazione personale e professionale, ma che dobbiamo - come cattolici - capire che vale la pena di rischiare, non avendo paura di perdere, se dobbiamo con coraggio essere la coscienza critica di un mondo tanto disorientato, disorientato anche a motivo di un uso spesso scellerato dei media, scellerato quando i media anzichè perseguire il bene dell'umanità ne inducono la perdizione, perdizione che non è un termine apocalittico ma vuol dire scendendo nel particolare indurre ad esempio i giovani a stili di vita corrotti e autodistruttivi, vuol dire abusare della credibilità dei bambini rimbandendoli di pubblicità e spingendoli al consumo perfino a danno della salute psichica e fisica, vuol dire approfittare della solitudine degli anziani per propinare loro prodotti spazzatura, vuol dire inondare di servizi sessuali a pagamento e di pornografia i Siti Internet, vuol dire creare ad arte - attraverso i Media - un pensiero dominante nel senso voluto da logiche di mercato, che non rispettano la dignità dell'essere umano, non ne promuovono i diritti della persona e non ne realizzano la felicità.

Per questo noi cattolici abbiamo il gravoso compito, la gioiosa missione di indicare la retta via per i Media, mantenendo accese le luci di questa via, che dobbiamo noi cattolici illuminare e popolare, naturalmente con tutti i dubbi e le debolezze che la natura umana ci pone e che la fede ci porta ad accettare e a superare con il discernimento che ci arriva dalla Parola di Dio.

E questo Direttorio che è rivolto a tutti ci sollecita a prendere le nostre responsabilità in pubblico e nel privato. Oggi io vi porto alcune considerazioni in una triplice veste: anzitutto come cittadina e mamma, con due figlie adolescenti, cittadina e mamma immersa come tutti voi nel mondo dei media, che fruisce di tante opportunità offerte dai media, ma anche - ahimè - subisce e patisce tanto spesso i media, e così spesso si sente impotente a contrastare l'ondata montante di negatività che attraversa l'universo mediatico.

Poi il Direttorio mi interpella come giornalista, che si è formata ed è maturata professionalmente nell'ambito cattolico, in diversi contesti, giornali, uffici stampa, editoria, ed infine alla Radio Vaticana, dove lavoro da circa 18 anni, nel Radiogiornale.

E c'è infine un'altra veste che mi coinvolge forse con maggiore responsabilità ed quella di giornalista in ambito laico, un percorso professionale che ho seguito parallelo a quello cattolico e che mi vede oggi collaborare con la Rai, con giornali come La Repubblica, ma anche nel passato in diversi contesti, come ad esempio l'aver pubblicato tre anni fa un libro di forte impatto mediatico con gli Editori Riuniti, intitolato "La favola dell'Auditel", qualcuno ne avrà sentito parlare perchè è stato il primo libro in Italia, ma anche nel mondo, a denunciare il meccanismo perverso che si cela dietro il rilevamento degli ascolti televisivi. Un sistema quello dell'Auditel inaffidabile e fuorviante, che tanti guasti ha creato non solo nel mondo della televisione, ma di riflesso su tutti gli altri Media e che ha gravato sulla stessa vita democratica del nostro Paese, per la valenza di consenso - consenso perfino politico - che i dati Auditel hanno assunto, tanto che ogni giorno che Dio ha fatto le agenzie stampa, alle ore 10 li rendono noti al Paese, e i giornali li riportano, riempiendo pagine e pagine di numeri e tabelle, argomentando di audience e share, come se questi dati fossero notizie di pubblica utilità.

Ecco, vi racconto queste cose solo perchè ascoltandomi possiate inquadrare quello che dico, perchè ognuno di noi è frutto di una formazione e delle esperienze che ha fatto. E dunque possiate poi decifrare, condividere o meno la lettura che io fatto del Direttorio, sperando che tutti voi leggendolo possiate aggiungere il vostro giudizio e soprattutto la vostra partecipazione al grande progetto d'impegno che è dentro questo Sussidio.

Dobbiamo dire che questo Direttorio non pone delle novità sostanziali di contenuto nell'approccio alle problematiche mediali, ma piuttosto raccoglie e da sistemazione organica ai documenti elaborati dalla Chiesa universale e dalla Conferenza episcopale italiana, su stampa, radio, televisione, pubblicità, internet e nuove tecnologie informatiche: documenti che partono dal Concilio Vaticano II e arrivano ad oggi, attraverso i messaggi, le note, le istruzioni della Santa Sede e del Magistero di Paolo VI e di Giovanni Paolo II riferite alle comunicazioni sociali, e valorizzando i contenuti pastorali emersi in questi ultimi 10 anni, a partire dalle indicazioni emerse dal Convegno ecclesiale di Palermo del '95, poi ribadite nella Assemblea generale della CEI a Collevalenza l'anno seguente, fino agli orientamenti della Chiesa italiana per il decennio 2001/2010, incentrati sul tema "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia" e da ultimo agli spunti di riflessione e le proposte uscite dal Convegno organizzato dall'Ufficio comunicazioni sociali della CEI nel 2003 sul tema "Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione".

Non si tratta naturalmente di un Direttorio che fa mera elencazione di documenti quanto piuttosto di un Direttorio che fa memoria viva di questa preziosa eredità pastorale perchè la comunicazione sociale venga assunta e innestata nell'azione missionaria della Chiesa, con il contributo di tutti, per dare piena attuazione a quegli impegni finora messi su carta, assunti come principi ideali e che invece - dobbiamo dirlo, ammetterlo con umiltà ma non con rassegnazione - sono stati in massima parte inevasi nella quotidiana realtà pastorale delle nostre comunità diocesane e parrocchiali, nelle nostre comunità di lavoro, nelle nostre famiglie e nella nostra esperienza di vita, personale e pubblica, di cattolici. Ecco l'intenzione - anzi più che intenzione, direi piuttosto la volontà - della Chiesa italiana di operare con questo Direttorio una "svolta" decisiva "nella mentalità e nell'impegno di tutti i cristiani, ciascuno secondo i propri doni e carismi e le rispettive responsabilità", perchè i valori del Vangelo attraverso i linguaggi mediatici rendano i media stessi sempre più capaci di trasmettere il messaggio di salvezza universale. Per raggiungere questo obiettivo le comunicazioni sociali devono entrare con la forza dirompente che hanno insita - forza che può essere forza negativa o positiva secondo l'uso che ne facciamo - devono entrare come "dimensione essenziale" trasversale di ogni altro settore pastorale, che deve assumere "pienamente le opportunità e le sfide della comunicazione sociale".

Dunque non un settore appartato delle comunicazioni sociali ma una dimensione che avvolge tutti gli altri settori pastorali, e li rafforza. Destinatari del Direttorio sono infatti non solo gli operatori in senso lato dei media e della cultura, i professionisti del settore, ma anche i responsabili dei vari settori pastorale, gli educatori, i formatori e tutti membri della comunità ecclesiale.

"In questo campo - come scriveva Giovanni Paolo II il 20 maggio 2004, rivolto proprio ai vescovi italiani riuniti in Assemblea - servono operai che , con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli."

Dobbiamo allora essere convinti come ci incoraggiava il Papa Wojtyla che "la testimonianza dei credenti trova nel mondo dei Media e della cultura un campo vastissimo di espressione." E dobbiamo smetterla di sentirci inadeguati in un mondo dei Media in cui non ci riconosciamo, e dobbiamo anche lottare - come ci ha chiesto Giovanni Paolo II - per avere "in un sistema delle comunicazioni sempre più complesso e ad estensione planetaria", "regole chiare e giuste a garanzia del pluralismo, della libertà, della partecipazione e del rispetto degli utenti."
Vorrei ora soffermarmi ad illustrare alcuni punti del Direttorio, Direttorio che è suddiviso in due sezioni, la prima intitolata "Comunicare il Vangelo nella cultura mediale" e la seconda dedicata invece a "Percorsi e iniziative pastorali".

La pubblicazione è di semplice consultazione, corredata da un bibliografia completa e suddivisa delle fonti, e arricchita da un indice analitico per temi e soggetti, elencati in ordine alfabetico.

Nella prima sezione ci sono quattro capitoli, che già nel titolo sono indicativi dei contenuti: anzitutto "Le comunicazioni sociali, crocevia del cambiamento"; poi "Da cristiani nella cultura dei media", quindi "Integrare il messaggio cristiano nella cultura dei media", ed infine "educare e fare cultura nella società mediatica".

Ecco vorrei entrare in particolare nei contenuti del primo capitolo, che sono introduttivi dell'idea di fondo che attraversa tutto il Direttorio e che cioè che la Chiesa, fatta di uomini, non può non farei i conti con la rivoluzione culturale portata nel mondo intero dalla diffusione sempre più rapida e pervasiva dei mass media, vecchi e nuovi. E questi conti interessano tutti gli ambiti della vita ecclesiale, che si raffrontano con la società dell'informazione, per cui "nulla di ciò che l'uomo di oggi pensa, dice e fa è estraneo ai media". E se "compito della Chiesa è annunciare il messaggio di salvezza" agli uomini immersi oggi nella società dell'informazione, "per riuscirci" deve "discernere e rinnovare". Un semplice processo di adattamento o ricercare modi aggiornati di comunicare infatti "non bastano" per incarnare e testimoniare il Vangelo, che non può appiattirsi, disperdersi o annullarsi nelle attese contingenti di questa società informatizzata e globalizzata ma deve "stare dentro la contemporaneità" andando "oltre", senza rinunciare "alla differenza cristiana", alla sua spiritualità e trascendenza. Come già noto infatti i Media "non sono semplici strumenti neutri", ma sono al tempo stesso mezzo e messaggio, portatori di una nuova cultura che 'nasce prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare, con nuovi linguaggi, nuove tecniche, nuovi atteggiamenti psicologici." Non basta quindi da parte della Chiesa usare i Media per diffondere il messaggio cristiano e gli insegnamenti del Magistero, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna. Come? Non è certo nè semplice nè facile! Paolo VI diceva che "la rottura fra il Vangelo e la cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca" e Giovanni Paolo II nella Redemptoris missio aggiungeva che "l'odierna comunicazione conferma in pieno questo giudizio".

Dunque rimbocchiamoci le maniche, riconoscendo ai Media tutto il potere che esercitano per il fatto stesso di esistere. Valutiamo quindi tutti i lati positivi che hanno e combattiamo con fede e intelligenza tutti i lati negativi, vigilando senza stancarci sulle derive e sulle devianze.

Valorizziamo i lati positivi che i Media hanno per la crescita personale e sociale, "luoghi privilegiati - ci ricorda il Direttorio - dove è ben percepibile l'ansia di 'prossimità' e di 'autenticità' che contraddistingue l'uomo contemporaneo"; i media sono inoltre decisivi per definire i processi di cittadinanza e per mediare orientamenti culturali, sociali, politici, fattore primario di conoscenza, di sviluppo e di progresso.

Ma non sottovalutiamo i rischi dei Media sul piano personale e sociale, quando ci estraniano dalla realtà, paradossalmente ci isolano, quando accreditano l'opinione per verità, quando affermano e diffondono ignoranza, menzogna, volgarità, violenza, perversione, quando confondono abilmente bene e male, quando occultano e minano i valori della persona, della famiglia, della società, quando irridono ai buoni sentimenti, quando presentano la devianza e la trasgressione come normalità, quando condizionano ed asservono la vita democratica a logiche di profitto che rispondono ad interessi di oligarchie economiche, che negano il diritto fondamentale dei cittadini di essere al centro della politica.

E se cresce il potere dei Media, deve in pari misura crescere la vigilanza e la capacità critica di tutti noi, soprattutto di noi cattolici, che dobbiamo informare i Media della verità evangelica, e servirci dei Media per valorizzare con creatività ogni ambito ecclesiale. Ma per interagire con discernimento dobbiamo conoscerli bene, per non cadere in grossolani errori di valutazione, o restare imbrigliati in meccanismi di tipo sociologico e psicologico di cui il mezzo di comunicazione è portatore, e soprattutto non sentirci superiori, al di sopra di ogni sospetto di complicità volente o nolente con il mezzo stesso.
Il Direttorio qui ci suggerisce tre aspetti particolari sui cui insistere per la missione della Chiesa: anzitutto recuperare nella cultura dei Media la dimensione trascendente della vita messa a dura prova dalla perdita di interiorità in una società dell'immagine; quindi coltivare relazioni personali autentiche rispetto alle infinite possibilità di approccio superficiale che i Media offrono; infine ricercare la verità, contrastando la moltiplicazione di verità artificiose, funzionali al mezzo, spesso costruite ad hoc, secondo tendenze utilitaristiche del momento o imposte come espressione di maggioranze che non passano attraverso gli strumenti democratici di formazione del consenso, ma divengono pensiero dominante, che incide nella vita di tutti noi. Ecco che il mezzo è messaggio.

Il Direttorio ci sollecita ad assumere un nuovo stile di conoscenza e di relazione. "Essere spettatore in tempo reale di eventi che avvengono a distanza planetaria, - cito testualmente - non significa conoscere la verità di quegli eventi, perchè di essi ci è offerta sempre una lettura mediata da altri." Questo principio - aggiungo io - vale anche per eventi che accadono sotto casa nostra, se non abbiamo la capacità di andare oltre il racconto dei Media. Inoltre l'accumulo dei saperi e degli archivi digitali non deve illuderci di possedere la verità. "In realtà una maggiore mole di informazioni e di conoscenze esige non minore, ma maggiore sapienza e capacità critica." "L'inquietudine della ragione - ci dice il Direttorio - non è nemica della certezza della verità".

Semplificando le nostre riflessioni "da cristiani nel mondo dei media" - che è il titolo del secondo capitolo del Direttorio - diciamo: nè facili entusiasmi, nè adesione acritica, nè rifiuto del nuovo, ne demonizzazione dei Media, ma purtroppo per noi - perchè è un percorso ad ostacoli, di varia natura ed entità - si tratta di prenderci carico di pesanti responsabilità, invece di farci cullare con incoscienza o all'opposto chiuderci in una torre d'avorio per non farci travolgere dai flussi incontrollati dei media. Dico purtroppo perchè l'impegno è fatica, ma anche enorme soddisfazione per essere sentirci chiamati ad una missione davvero particolare, che richiede una buona dose di santità nel quotidiano.

Un impegno - come sottolinea il Direttorio nel terzo capitolo - "senza dubbio notevole" ma "anche improrogabile", per integrare il messaggio cristiano nel mondo dei Media. Per cui "saper leggere e servirsi in modo adeguato degli strumenti della comunicazione è il minimo richiesto a un buon catechista", che sappia parlare "di una fede libera e responsabile". E cosi anche concepire la liturgia come evento comunicativo, dove "si attua il dialogo tra Dio e l'uomo" e porre di conseguenza attenzione a tutti quegli elementi del linguaggio celebrativo, per favorire la partecipazione sempre salvaguardando la sacralità del Rito. E qui il Direttorio offre una molteplicità di spunti, di cui rimando la lettura, anche riguardo alla parrocchia, perchè possa "diventare centro di comunicazione incarnata, concreta e alternativa capace di far sentire la sua voce nel territorio", nel dialogo sincero tra i fedeli e i pastori, ponendo attenzione particolare alla prospettiva ecumenica e interreligiosa.

Qui si pone con urgenza l'opera educativa, che viene affrontata nel quarto capitolo del Direttorio, partendo dalla consapevolezza che "il lettore, il telespettatore, il radioascoltatore, il navigatore di Internet è il vero protagonista della comunicazione" e deve esercitare i suoi diritti di utente. Da qui la raccomandazione perchè scuole, seminari, università cattoliche, associazioni di apostolato laicale, formino gli operatori del settore secondo i principi della dottrina della Chiesa, preparandoli - aggiungo io - anche a lottare controcorrente, e favoriscano iniziative tra i giovani, le famiglie, gli anziani per un uso responsabile dei media. In particolare i genitori devono essere preparati, fin dai corsi prematrimoniali ad esercitare un ruolo attivo rispetto ai Media, considerato che oggi le case sono dei veri centri mediali: radio, tv, stereo, computer, internet, telefoni fissi e cellulari; devono imparare loro stessi ed educare i figli a convivere con i media, proteggendo i bambini e i ragazzi dallo strapotere dei Media e dalle terribile insidie - ormai documentate e accertate da studi e ricerche di esperti delle più varie discipline - che arrivano soprattutto dalla Tv e da Internet.
Naturalmente l'opera di educazione e di vigilanza sui Media non spetta solo ai cattolici, ma noi cattolici dobbiamo essere in prima fila perchè lo Stato, le autorità civili preposte assolvano ai loro compiti istituzionali anzitutto a tutela della gioventù cosi come è scritto nella nostra Costituzione.
"Davanti al loro potere di modellare l'opinione pubblica la Chiesa avverte da una parte l'urgenza di dotarsi di propri Media, dall'altra la necessità di rafforzare e precisare le modalità d'intervento all'interno dei Media stessi" e di affermare il primato dell'etica nella comunicazione, una questione sempre più avvertita, di fronte a nuove e pesanti forme di alienazione, che possono condurre alla reificazione dell'uomo, oassi alla riduzione della persona a cosa, a oggetto, a merce. E qui il Direttorio ci indica senza ombra di dubbio la duplice prospettiva su cui poggia l'etica della comunicazione: la centralità della persona e il bene comune. E concludendo questa prima parte del Direttorio leggiamo che "nei processi di comunicazione si gioca il destino dell''umanità".

Nella seconda parte del Direttorio, ritroviamo invece i concetti già illustrati nella prima parte sviluppati in percorsi appunto ed iniziative pastorali a livello diocesano, parrocchiale e nei vari ambiti di presenza ecclesiale. E si parla di conversione pastorale partendo da un piano pastorale per le comunicazioni sociali, che faccia da sfondo "per una pastorale interamente e integralmente ripensata a partire da ciò che la cultura mediale è e determina nelle coscienze e nella società". Principale obiettivo di questo piano deve essere "il cambiamento di mentalità di tutti i membri della comunità ecclesiale". "Non si tratta tanto di inventare cose nuove, quanto di cominciare a dare nuovo vigore a ciò che in molti casi già esiste, ma nei confronti della nuova cultura si trova impotente, spuntato, afono" Torniamo al nodo centrale della questione al legame tra cultura e mezzi di comunicazione.

Allora ci dice il Direttorio dobbiamo "rendere tutti capaci di coniugare l'esperienza di fede con la nuova cultura mediale"; "far sì che quanti hanno responsabilità nella Chiesa, i ministri, i catechisti e tutti i fedeli siano in grado di capire, interpretare e parlare il linguaggio dei media, e non si sottraggano al compito di usarli, assieme alle nuove tecnologie informatiche"; operare perchè i media possano sviluppare la crescita e la maturazione della fede; sviluppare senso critico; formare comunicatori non isolati nel loro settore; condividere e valorizzare le risorse mediali presenti nella diocesi, raccordandole quanto possibile con quelle locali, regionali, nazionali e internazionali; "garantire - e questo mi pare un punto sostanziale - le risorse umane ed economiche necessarie al pieno sviluppo dei progetti, facendo anche nascere una sana cultura d'impresa in grado di offrire efficienza e adeguati profili economici nella gestione dei media".

Per realizzare questo piano di pastorale integrata dei Media è decisivo il ruolo dell'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. "Urgente e improcrastinabile - sottolinea il Direttorio - è attivarlo al più presto e renderlo operativo dove esiste solo formalmente" Un Ufficio "efficiente", "con persone competenti", che possa valutare lo stato dei Media ed elaborare un progetto di sviluppo o aggiornamento, creando "sinergie tra i vari media", tra stampa, televisione, radio, internet. Il Direttorio auspica anche la creazione di Uffici stampa diocesani, con la figura di un portavoce, per gestire i rapporti con i giornalisti e che può coincidere o no con il responsabile delle comunicazioni sociali, Insieme alla Diocesi devono attivarsi in tal senso per rilanciare i media cattolici anche tutte le parrocchie, valorizzando in particolare le loro attività sul territorio attraverso un Sito Internet, e se non fossero in grado avviando forme di collaborazione interparrocchiale.

C'è però un aspetto - sottolineo io, è un opinione personale - un aspetto che va sotteso a questo progetto di rilancio del mondo cattolico nel campo mediatico: ed è quello della professionalità e della competenza, che hanno dei costi economici, di cui non dobbiamo vergognarci, nè tantomeno pensare che siano costi a perdere, o che siano costi eludibili. Se infatti lasciamo che la professionalità e la competenza siano a servizio organico dei Media e della cultura laica, e solo in forme più o meno volontaristiche e sporadiche a servizio parziale nei Media cattolici saremo sempre perdenti. Non possiamo pretendere che le professionalità vengano mortificate dalla povertà dei mezzi mediali cattolici. Si tratta infatti di affidarsi a figure professionali che trovano precisa collocazione nel mondo del lavoro e non possiamo lasciare che queste figure professionali, che vanno formate, debbano poi emigrare altrove per essere valorizzate, e in definitiva salire nella scala sociale e contare quindi di più nella formazione dell'opinione pubblica. Non vorrei qui innestare una polemica, ma forse varrebbe la pena riflettere sul perchè il mondo cattolico, specie in Italia, abbia un ritardo così grande in campo mediale. Forse anche perchè è stato incapace di offrire adeguati sbocchi lavorativi. Chiediamoci criticamente anche perchè i nostri Media, ad esempio l'Avvenire non venga recepito nell'opinione pubblica, ma anche dagli stessi cattolici, al pari degli altri grandi giornali nazionali? Perchè la Tv della CEI, SAT 2000, ha scelto di trasmettere sul satellite, ed oggettivamente non possa misurarsi con le altre emittenti nazionali? Sono tutti interrogativi che non dobbiamo avere paura di porci anche se le risposte sono aperte....

Lo stesso Direttorio segnala che Radio e televisioni cattoliche "dovrebbero avere ampia e capillare accoglienza nelle realtà locali" e per questo - dice - "bisogna superare una certa indifferenza nei confronti dei media cattolici, che purtroppo si registra tra i fedeli e talvolta tra gli stessi presbiteri". Ma perchè questa indifferenza, chiediamoci pure?

Il Direttorio sollecita pure come "doverosi e legittimi" "la partecipazione dei cattolici al dibattito pubblico sui media e l'intervento su singole questioni, anche attraverso le associazioni cattoliche sorte con questi appositi scopi. E "per questo la responsabilità professionale dei fedeli laici in questo campo, esercitata sia a titolo personale sia mediante iniziative ed istituzioni comunitarie , esige di essere riconosciuta in tutto il suo valore e sostenuta - ripeto - sostenuta con più adeguate risorse materiale, intellettuali e pastorali." E ancora leggiamo sul Direttorio che "occorre investire di più sulla formazione di produttori, registi, conduttori e membri delle varie redazioni, affinchè i temi religiosi vengano trattati con competenza, sensibilità e autentica professionalità" E cosi pure si legge nel Direttorio che è opportuno"promuovere la partecipazione dei fedeli laici al dibattito pubblico, sia per la loro competenza in ambiti specifici sia per evitare la ricorrente semplificazione mediatica che riduce il punto di vista dei cattolici alla voce di ecclesiastici, alimentando così una stereotipata immagine 'clericale' della Chiesa"

Il Direttorio non trascura riferimenti approfonditi su Cinema, Teatro, Musica, e altre espressione dell'Arte, come pittura, scultura, architettura e segnala le Associazioni cattoliche impegnate nei vari settori della comunicazione e mi piace ricordarle: La Federazione italiana dei settimanali cattolici (FISC), il Coordinmanto radiotelevisioni libere (CORALLO), l'Unione editori librai cattolici italiani (UELCI), l'Associazione cattolica esercenti cinema (ACEC), la Federazione dei gruppi di attività teatrale (FEDERGAT), l'Associazione spettatori (AIART), il Coordinamento per la comunicazione (COPERCOM) l'Associazione webmaster cattolici italiani (WECA) e la nostra Unione cattolica stampa italiana (UCSI).

Queste e altre realtà associative promosse dai cattolici - denuncia il Direttorio - spesso operano senza il necessario sostegno delle realtà ecclesiali, nè adesioni e collaborazioni in ambito locale, quando invece dovrebbero essere aiutate con convinzione.
Dunque una doppia indicazione percorre tutto il Direttorio: da un lato occorre prepararsi con ogni mezzo e risorsa disponibile a vivere integrati nella nuova cultura dei Media, da altro lato occorre valorizzare tutto quanto abbiamo sul campo coordinando le iniziative che gia ci sono, mettendole in rete, e valorizzandole con competenze e professionalità adeguate.

Io mi fermo qui con la presentazione di questo importante Sussidio, invitandovi a leggerlo per trovare la carica necessaria a questa missione della Chiesa prioritaria nel terzo Millennio.

 

 

 

 

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