R. – Sono parole molto importanti, alla luce di quanto sta accadendo. Seguire infatti i sentimenti di rabbia che si provano in questo momento è molto più facile che non fermarsi e dire: “No, non si può continuare così, dobbiamo cambiare, voltare pagina”. Ci vuole coraggio, leadership e forza contro tutti quelli che remano contro.
D. – Il Papa ha osservato nel suo appello: “Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento”. Forse questa può essere davvero la riflessione che può portare a queste decisioni coraggiose?
R. – Lo possiamo solo augurare. In questo momento sembrano pii desideri, perché si vede prevalere l’ondata di violenza, di rabbia e di rancore, di cui questa violenza è espressione. Possiamo augurare che sia così, anche se temo che dovremo attendere ancora lungo tempo per avere delle decisioni forti nel senso indicato dal Papa.
D. – Sappiamo che già da parte israeliana ci sono esponenti del governo che chiedono un’operazione militare nell’Est della Città santa…
R. – La violenza chiama violenza, purtroppo, e si entra dentro una spirale che non finisce più. Credo che invece bisogna fermarsi, avviare un percorso di dialogo, di incontri, di educazione, di formazione, basata sulla giustizia, per tutti naturalmente. Onestamente non ci sono altre vie. E’ quello che dice il Papa.
D. – E’ importante che il mondo cristiano con la preghiera faccia sentire la sua presenza…
R. – Certamente. Siamo tutti impotenti di fronte a questa realtà, a quello che sta accadendo. L’unica cosa che ci resta da fare è consegnare questa situazione così dolorosa al Signore nella preghiera, nella preghiera di intercessione, pregando Dio che tocchi il cuore di chi prende decisioni.