Vorrei premettere, che la mia non sarà una lezione - come dire - accademica, nel senso classico, ma sarà piuttosto una conversazione su un aspetto tanto importante, anzi cruciale l'Auditel che riguarda la televisione, che tutt'ora resta la più grande piazza mediatica al mondo ma riguarda anche - come vedremo in questo incontro - l'intera società.
Staremo dunque insieme per un paio di ore, spero di non annoiarvi e spero che voi partecipiate - se volete - anche con le vostre riflessioni, perchè questo è un tema aperto, soprattutto è un paradigma delle grandi mistificazioni mediatiche che caratterizzano i nostri tempi. Mi dispiace avere preparato un testo scritto perchè certamente è meglio parlare a braccio per farsi ascoltare, tuttavia il tempo di questo intervento è lungo e perciò ho preferito con sicurezza ordinare gli argomenti da affrontare. Ma voi potete interrompermi quando volete o possiamo rimandare una parte di lezione dialogata a dopo, alla seconda ora.
Anzitutto voglio ringraziare la prof. Gadotti, che coraggiosamente ha deciso di offrirmi questo spazio, all'interno dell'Università di Trento, e proprio nella Facoltà di Sociologia che ha una tradizione importante in questa città. Ho detto coraggiosamente perchè come vedremo in questo nostro incontro - che spero proprio vi interesserà - spesso chiunque ha provato a contrastare in qualche modo l'Auditel, anche solo diffondendo informazioni veritiere su questo sistema di rilevamento degli indici di ascolto ne ha portato delle conseguenze, non sempre piacevoli - adesso non voglio spaventare la prof.ssa Gadotti - ma è di questi giorni il licenziamento di una collega giornalista, di una piccola rivista "Club 3" rivolta agli anziani, delle edizioni San Paolo, che si è vista pesantemente censurare un'inchiesta da lei condotta appunto sull'Auditel, per cui la collega ha reagito ritirando la firma dal suo pezzo, che è comunque uscito con la copertina di ottobre e rendendo noto il fatto all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Morale della favola, il litigio sull'Auditel unito ad altri precedenti dissapori redazionali è costato il posto di lavoro a questa giornalista, ora disoccupata.
Solo l'ultimo di tanti aneddoti davvero sconcertanti, emblematici, ma diciamo pure scandalosi su una questione 'blindata', l'Auditel appunto, una 'favola' come titola il mio libro, una favola che dura da 17 anni ormai, ma che dobbiamo sperare davvero tutti che possa avere un lieto fine, nel senso di cui parleremo in chiusura dell'incontro. Qualcuno si domanderà - mi capita spesso che me lo chiedano - perchè ho scelto questo titolo? Il libro l'ho chiamato così per due motivi: primo per richiamare il fatto che i dati Auditel sono appunto una 'favola', non sono veri se intesi come dati di reale ascolto del pubblico italiano davanti alla Tv; secondo motivo è che l'Auditel si autodefinisce - con un'immagine favolistica - una "Casa di vetro", per significare - al contrario di quanto vi ho già anticipato - che si tratta di un sistema trasparente, cristallino, aperto alla vista di tutti. Invece è vero tutto il contrario. Questa Casa ha sempre avuto e continua ad avere i vetri sempre oscurati per chiunque tra i cittadini e le istituzione ha voluto guardarvi dentro. E questo è davvero un fatto gravissimo in democrazia.
Pensate che quando per la prima volta mi sono occupata di Auditel, scrivendo una lettera aperta provocatoria alla direzione dell'Auditel - era il primo gennaio del '97, 6 anni fa quindi - una lettera in cui chiedevo di entrare a far parte con la mia famiglia del campione Auditel, come vedremo niente di più misterioso. Lettera che scrissi da libera cittadina, e dove dichiaravo apertamente di non credere ai dati Auditel, e di voler verificare, insieme a mio marito e alle due figlie, il funzionamento di questo sistema dall'interno, perchè - scrivevo - ero sicura che quei dati non corrispondevano ai gusti televisivi del pubblico e poi dopo avrei raccontato in giro a tutti gli italiani - parola di famiglia Auditel - trucchi, difetti e limiti di un rilevamento che oggi sappiamo è una vera 'sceneggiata', nulla ha di criterio scientifico.
Sul momento - devo dire - ho scritto questa lettera d'impulso, andando piuttosto per intuito che altro, perchè ero stufa di una televisione sempre più definita 'spazzatura' - se ne parlava già tanto da molti anni, articoli e articoli, interviste su interviste, convegni su convegni sulla qualità televisiva perduta, come del resto accade anche oggi. Insomma ero stufa di parole, di accuse, e contraccuse, di polemiche sui giornali, che puntualmente venivano poi tacitate, chiuse in quattro e quatr'otto, con la solite dichiarazioni del dirigente Rai o Mediaset, del conduttore o della star Tv del momento o degli autori, che sempre scaricavano - tutt'ora lo fanno - la responsabilità del degrado televisivo sulla gente, che amerebbe i programmi più brutti, più trash, più idioti, per cui quello piace - questa sarebbe la dura legge del mercato - e quello di deve fare.
Se non fosse che io in quel periodo avevo notato che sempre più la gente che frequentavo o incontravo per la strada, prendendo l'autobus, andando al bar, oppure parlando coi tassisti - io sono molto socievole a Roma diciamo 'attacco bottonecon tuttì - ecco parlando anche con le giovani baby sitter delle mie figlie, con la colf anzianotta che non aveva alcun titolo di studio, e anche naturalmente coi colleghi della Radio, o con gli amici, le persone di famiglia, insomma persone di ogni tipo, cultura e status sociale, ecco avevo notato che sempre più si lamentavano della Tv, non solo quindi le persone più colte ma anche quelle, più semplici ma certo non stupide, che non è vero abbiano gusti barbari, ecco tutti mi dicevano: 'la Tv la guardo sempre meno perchè mi piace sempre meno, se la guardo mi addormento, mi annoio, mi arrabbio, o la vedo solo per abitudine, per pigrizia, perchè sono sola. Ecco un senso di stanchezza e di insoddisfazione diffusa.
Allora mi sono chiesta: ma chi dice che questa brutta Tv è ciò che piace alla gente? Ecco, chi lo dice è l'Auditel. Quindi ho capito - ancora solo intuitivamente in quel periodo - che i dati Auditel erano forse una leggenda metropolitana, come una volta ha li ha puntualmente definiti il prof. Giuseppe De Rita, il noto sociologo direttore del Censis e già presidente del Cnel.
Dovete sapere ancora prima di spiegarvi nel concreto cos'è, come funziona l'Auditel e come questo sistema - direi - senza esagerare perverso, decide non solo dell'intera programmazione televisiva ma della stessa nostra vita di tutti i giorni, ecco dovete sapere - per capire quanto è blindata questa Casa di Vetro - come mi ha risposto il direttore generale dell'Auditel, Walter Pancini. Mi ha risposto con una lettera minacciosa, non aperta riservata questa, dove con veemenza mi accusava di aver osato mettere in dubbio la credibilità di una Società specchiata, e di essere caduta in un'intreccio di errori, anzitutto un errore di indirizzo perchè non dovevo lamentarmi con l'Auditel se la Tv era brutta, poi un errore di ignoranza perchè non capivo nulla di numeri e dati statistici, poi un errore di buon senso perchè è stupido pensare di entrare in un campione pensato ad hoc per quel rilevamento, e anche infine un errore etico tanto più come giornalista cattolica. Mi viene sempre da ridire ogni volta che ripenso al mio stupore, nel leggere quella lettera, anche con un certo timore - non lo nascondo - per un'iniziativa che mi vedeva da sola come Davide sfidare il gigante Golia. Per questo non ci ho pensato due volte ero a casa i quel momento - e subito ho resa pubblica quella lettera alle agenzia di stampa per mettermi al riparo da possibili eventuali azioni intimidatorie, che trasparivano tra le righe della lettera. E bene ho fatto perchè mi sono così cautelata, ma c'è pure da dire che lavoro alla Radio Vaticana, in uno Stato estero e questo sicuramente mi ha avvantaggiato rispetto ad un collega italiano che avesse osato sfidare l'Auditel in quel modo beffardo, come lo avevo fatto io. Ma l'importante è che da quella lettera di Pancini è partita questa volta con convinzione - non più solo per intuito - la mia battaglia contro l'Auditel, ovvero se la reazione alla mia lettera era stata così veemente significava che avevo colpito nel segno.
E difatti nel libro, che è uscito a 5 anni da quella prima lettera, dimostro che l'Auditel è un sistema del tutto inaffidabile come tecnica rilevamento; è un sistema del tutto distorsivo per il modo in cui elabora i dati grezzi, che vengono raccolti ogni giorno, minuto per minuto, ed è infine - fatto più grave - è un sistema fuorviante per l'uso che si fa dei suoi dati, che vengono pubblicati quotidianamente da agenzie e giornali, come si trattasse di dati di pubblica utilità per la vita del popolo italiano.
Ecco avete mai riflettuto su questa assurdità? che naturalmente ha sua logica intrinseca: e cioè far assurge i dati Auditel a questione di rilevanza nazionale, popolare, con risvolti diretti - come ho già detto - non solo in campo televisivo ma in campo sociale, culturale, economico e politico. Non possiamo dunque più vivere, alzarci, andare a letto, addormentarci senza avere avuto conseguenze dirette o indirette della pubblicazione dei dati Auditel. Guardate che non esagero e spero che alla fine di questo incontro possiate averlo capito anche voi e unirvi nella lotta - voi in campo accademico - per l'affermazione della verità, in difesa della nostra salute mentale, e dei valori della democrazia.
Tenete contro che per 16 anni - finchè non uscito è questo libro - questo argomento è stato un tema tabù, di cui non si poteva e doveva parlare, si veniva censurati in partenza nelle redazioni dei giornali e chi ha tentato lo stesso di farlo, - lo racconto nel libro - giornalisti come Mino D'Amato, Michele Santoro, personalità dello spettacolo come Enza Sampò, Renzo Arbore, Alba Parietti, o, ultimamente Gianni Morandi e Lorella Cuccarini, Fiorello e altri intellettuali come Sartori, Ronchey sono stati e rimasti isolati.
Allora entriamo nel merito del sistema Auditel e facciamo un passo indietro per capire anzittutto chi c'è fisicamente e giridicmante dietro questa parola: l'Auditel è una Società privata nata nel 1986, per un malaugurato, diciamolo, scellerato patto stretto tra l'emittenza pubblica la Rai e l'emittenza privata, l'allora Finivest ed il mondo della pubblicità, raccolto sotto la sigla dell'Upa (Utenti pubblicità associati). Dell'Auditel sono soci alla pari per il 33 per cento la Rai, per il 33 per cento l'emittenza privata Mediaset, La Sette e pochi altri network nazionali e un centinaio di Tv locali, e per il 33 per cento l'Upa e i principali Ventri media, e per il restante 1 per cento la Federazione editori giornali, la Fieg.
Ecco l'Auditel dice di essere una società super partes ma invece è piuttosto una società intra pares, che significa ben altra cosa in termini societari e risvolti legali. Basti dire che all'interno della società Auditel i controllati sono anche i controllori. Ma quale garanzia dunque di trasparenza abbiamo in simili condizioni!?
Ma perchè nasce l'Auditel? Nasce per dare prezzo agli spot della pubblicità in un periodo in cui si profilava - con l'affermarsi dell'emittenza privata, della Fininvest sostanzialmente - come poi è accaduto - una grande espansione del mercato pubblicitario. Per capire però quanto questo sistema di rilevamento sia in realtà una 'favola' basti dirvi che il prof. Alberto Zuliani, gia presidente dell'Istat, forse il più affermato statistico in Italia, proprio presentando il mio libro all'Università "La Sapienza" di Roma si è rivolto ai presenti e ha detto: 'insomma dovete capire che nell'86 la Rai, la Fininvest e l'Upa hanno scelto l'Auditel per spartire la torta degli investimenti pubblicitari, ma potevano invece scegliere di giocarsele a briscola quelle quote!!!?? E lo ha ripetuto due volte questo concetto, o meglio questa tragica realtà!
E questa sarebbe la pretesa e vantata scientificità dell'Auditel??
Ma procediamo con ordine: l'Auditel diviene fin dall'inizio e sempre più con il passare degli anni per un clamoroso equivoco di fondo - certamente indotto - diviene, il giudice insindacabile dell'intera offerta televisiva. Le sue sentenze inoltre sono definitive e inappellabili. Ogni giorno alle 10 del mattino, ancora oggi, dopo tutte le polemiche e gli approfondimenti che sono emersi dopo l'uscita di questo libro, ogni giorno dicevo in tutte le redazioni televisive e sempre più anche dei telegiornali si consuma il dramma quotidiano della lettura dei dati Auditel, in base ai quali si viene processati prima nella redazione, poi nella rete, poi nell'azienda e infine il giorno dopo posti alla gogna pubblica sui giornali. Questi dati adesso arrivano addirittura sui telefoni cellulari dei dirigenti, grazie ad un servizio offerto dall'Ansa, alle 10 in punto, per cui i poveri destinatari, se sono magari in quel momento al bar si strozzano con il caffè o brindano col cappuccino, oppure se sono in macchina rischiano pure un incidente se la loro Rete, il loro programma è andato male, sì perchè ne conseguono delle tragedie ogni giorno, gente che piange, litiga, si accusa con cattiveria. Come mi ha detto una volta che una volta Gianni Vasile, allora direttore di Canale 5 a Roma: 'noi ormai siamo ogni giorno sovraesposti ai dati auditel, dovrebbero metterci una piastrina come per i raggi x e dovremo ogni tanto disintossicarci come fanno i radiologì.
Si perchè a questo crudele processo sono soggetti tutti quelli che lavorano in televisione, dai gradi più alti - i direttori di Divisione e di Rete, il direttore generale e perfino in questi ultimi anni i Consiglieri d'amministrazione - dai conduttori, agli autori, ai programmisti, ai registi, ai ruoli tecnici, alle maestranze, ecco sono tutti sotto la mannaia dell'Auditel.
Succede allora che chi fa televisione non ne parla normalmente come facciamo noi, come fate voi, commentando: 'ti è piaciuto quell'attore, bravo quel cantante, era una bella storia, suggestiva l'ambientazione, interessante quell'inchiesta o anche magari in negativo: tipo, quel balletto faceva pena, la recitazione era pessima e poi argomentando e allargando il discorso, esprimendo concetti semplici o complicati secondo la nostra cultura, preparazione, eccetera...Beh dovete credermi: chi lavora in televisione parla solo e unicamente in termini di dati Auditel, non scambiano pensieri, opinioni, idee, critiche, apprezzamenti su un programma che non siano: quanto ha fatto, ha fatto di più o di meno del programma concorrente e poi quando sono redazione sezionano la trasmissione minuto per minuto per valutare i picchi di ascolto, una specie di rito generalmente infausto.
Ripeto dovete credermi è pazzesco, ma chi lavora oggi in televisione - forse con qualche eccezione - è come 'decelebrato'. È programmato solo per raffrontarsi con il dato Auditel. Ve lo dice, la moglie di un dirigente della Rai, che prima per 20 anni ha fatto l'operatore di ripresa in giro per il mondo. Io stesso lavoro come consulente di programmi televisivi. Ebbene la sera quando io e mio marito ci ritroviamo e parliamo di Tv mi guarda sconsolato e mi dice 'Roberta guarda non c'è niente da fare, il tuo libro l'hanno letto in moltissimi, ma se l'Auditel resta lì, noi continuiamo a parlare solo di quello....una sorta di voluto straniamento da tutto ciò che non è il dato Auditel, questo perchè ogni altra valutazione metterebbe in crisi il sistema. Perfino quando usciamo la sera tra amici e giornalisti che fanno Tv come si tira fuori il titolo di un programma ti dicono: quanto ha fatto? Se ha fatto tanto dicono: 'sono stati bravi, funziona', se ha fatto poco dicono: 'non funziona, non va, non piace, la gente cambia', se ha fatto cosi e così dicono: 'in quella fascia non si riesce a fare di più, è difficile...' e poi non dicono più nulla, hanno letteralmente rinunciato a pensare.
Non vi ho detto poi che la misurazione Auditel è entrata sempre di più anche nelle redazioni giornalistiche, per cui si viene anche lì premiati se si fa ascolto, e per questo l'impaginazione del giornale segue la logica dell'Auditel, che è sostanzialmente - tra poco lo capiremo - una logica emozionale. Per questo abbiamo sempre più Telegiornali urlati, in senso letterale - avete visto come strillano i titoli dei sommari, entrando all'improvviso dentro un'altra trasmissione, facendo sobbalzare il povero spettatore, soprattutto gli anziani, ma urlati anche in senso metaforico, usando frasi d'effetto per attirare l'attenzione di chi è in casa; sono sempre più Telegiornali ansiogeni, esempio tipico: dopo un servizio ricco di particolari raccapriccianti - offerti con voce distaccata e professionale - su una strage familiare consumata in Veneto, subito dopo senza colpo ferire aggiungono attaccata, attaccata la notizia di un assassinio plurimo in un Supermercato del Nebraska, con morti, feriti e ambulanze e gente che piange; poi per non perdere l'ascoltatore che a quel punto è annichilito, fanno partire le immagini strazianti di bambini seminudi africani, in fuga da una sanguinosa guerra etnica; e poi se qualcuno è rimasto ancora incollato al video - dopo averlo rinfrancato con un servizio che anticipa qualche calendario o un servizio originale di gente che in ottobre fa ancora il bagno in Sicilia - gli propinano le immagini di centinaia di delfini morti per l'inquinamento sulle coste del Portogallo...Forse ho esagerato, ma vi assicuro che io da molti anni ho smesso di guardare il Tg di prima serata e consiglio a tutti di fare altrettanto per spirito di conservazione. Tutto ciò è conseguenza dell'Auditel.
L'Auditel ha assunto dunque un ruolo pubblico che gli è del tutto improprio, con conseguenze gravissime sulla creatività di chi fa televisione e sulla formazione socioculturale del pubblico in casa, pensiamo solo ai riflessi diretti sull'informazione televisiva che è alla base di uno Stato democratico. Ricordate quando Clemente Mimun prese la guida del Tg1 e dichiarò in un'intervista che il suo scopo era fare il pieno di ascolti. Ci fu una grossa polemica innestata dal politologo Giovanni Sartori, che lo contestò duramente perchè non è questo l'obiettivo della comunicazione giornalistica, stare dietro agli indici di ascolto, con tutti i condizionamenti che questo comporta a danno di un informazione a servizio del pubblico, non certo a servizio degli inserzionisti pubblicitari e delle casse della stessa Rai.
Allora come abbiamo detto l'Auditel svolge un ruolo pubblico, pure restando una società privata, società che ha goduto finora di tutti gli onori del ruolo pubblico ma non ne ha portato nessun onere, soprattutto l'onere della trasparenza dei suoi atti. Infatti ogni qualvolta qualcuno ha cercato di far luce nella Casa di Vetro, l'Auditel ha sempre rivendicato il suo status privato. Beh questo è inammissibile. Anche perchè l'Auditel regna regime di monopolio, ancor più grave monopolio privato. Non esistono altri sistemi di rilevamento o meglio non esistono altri sistemi di rilevamento noti come vedremo più avanti. Possiamo prevedere guardando nel futuro che l'era dell'Auditel rimarrà nei libri di storia come un periodo di tirannia assoluta, che ha segnato una perversa sovrapposizione tra società mediatica e società politica. E credo che questo aspetto essendo voi studenti di sociologia vi interessi particolarmente.
Dunque abbiamo oggi una Società mediatica, imperniata su uno strumento tanto fallace l'Auditel, in base al quale viene però configurata l'intera offerta televisiva, non più pensata per informare, educare, intrattenere, divertire o quant'altro si può ipotizzare nella comunicazione ma finalizzata unicamente a vendere pubblico per il mercato pubblicitario. In questa società siamo tutti e solo consumatori, non siamo cittadini, depositari di diritti.
E poi abbiamo la Società politica, che ha abdicato alla sua rappresentanza civile, affidandosi anch'essa alle tabelle e ai grafici dell'Auditel, che hanno assunto anche la valenza di consenso, oltre che veicolo di valori, disvalori, stili di vita e tendenze al consumo, imposti come scelte di una maggioranza impalpabile, che in realtà non esiste è virtuale ma diviene dominante. Senza che nessuno lo abbia pubblicamente dichiarato siamo passati da un'economia di mercato ad una società di mercato, oltretutto viziata in origine.
E qui vorrei fare degli esempi per farvi capire. Il condizionamento e l'influenza del mezzo televisivo è enorme, perchè lo ripeto è la più grande platea disponibile e gode del sostegno dell'intero sistema dei media, giornali, radio, internet e tutto ciò che è vetrina nello spettacolo, nella moda, nella pubblicità. Ora attraverso il dato Auditel di successo, di massimo ascolto, di picco d'ascolto viene affermato il consenso popolare su quel prodotto televisivo e su tutti i contenuti che questo contiene, contenuti dichiarati o sottesi, espliciti o impliciti, coscienti o subliminali. Allora prendiamo un tema un po' estremo l'eutanasia. Se io metto in onda una fiction, presentando volutamente la questione in termini positivi, come? affidandola a una trama di facile presa con personaggi, simpatici, rassicuranti, affidati magari a beniamini del pubblico, non so mettiamo Fabrizio Frizzi nella fiction sceglie di porre fine alla vita della fidanzata, paralizzata, che glielo chiede... Ecco lo spettatore si riconosce, si immedesima, ma non solo, il giorno dopo attraverso il dato Auditel di successo, di alto ascolto della fiction, si convince che quella è l'idea dominante, che l'eutanasia sia ormai accettata dalla società, che è evoluta ormai, perchè il dato Auditel rappresenta nell'immaginario collettivo la maggioranza dominante, quella che sceglie e decide. Dato Auditel naturalmente amplificato dal sistema dei media, che concorrono tutti ad affermare attraverso quella fiction di successo che la società italiana ha scelto l'eutanasia. Ecco che vengono del tutto aggirate le regole democratiche per la formazione del consenso attraverso le istituzione pubbliche e private ed i luoghi deputati a tale scopo, come partiti, associazioni, stampa, sindacati...eccetera. La gente si convince allora soprattutto per emulazione ad una maggioranza che non esiste, come vedremo.
Potremo fare tanti altri esempi su altri temi e su come si possono affermare valori o al contrario disvalori: una fiction con protagonisti divorziati vincenti, con figli contenti dopo la separazione, con armonia tra gli ex coniugi indurrà il pubblico a pensare che è sempre meglio divorziare invece che litigare in casa; oppure una fiction con una coppia di omosessuali tanto bravi e onesti, che vivono felici e contenti e che desiderano adottare un bambino, indurrà il pubblico a parteggiare per l'adozione delle coppie gay. Ecco questi esempi al di là delle nostre idee in merito ma non possiamo lasciare che la Tv sostituisca la collettività, che invece è sovrana.
Mi è rimasto impressa una scena quest'inverno della Fiction "Un medico in famiglia", prodotto per le famiglie, dove nella seconda serie hanno inserito un po' di trame piccanti. Allora c'era l'infermiera tanto carina che convive con l'infermiere gay, tanto simpatico. Ebbene la ragazza era rimasta incinta, e si confidava con l'amico, che sapendo che la lei era innamorata di un giovane deciso a farsi prete, o già sacerdote, non ricordo bene, la consolava, ma lei era tranquilla e felice di quello che era accaduto e non voleva far sapere nulla al giovane amante novizio. Passava poi un giorno, la ragazza incontrava di nuovo l'amico gay e questa volta raccontava la verità, il padre del bimbo in realtà era lui, frutto di una notte passata nello stesso letto, per colpa dei genitori di lui, ospiti quella sera in casa del figlio, di cui ignoravano l'omosessualità. Intreccio intrigante, che nella vita normale scatenerebbe putiferi e crisi, ma nella fiction, tutti tranquilli e sereni, infatti i due infermieri progettavano di crescere insieme il bambino, perchè cosi era molto bello e di continuare poi ognuno la propria vita privata.
Attraverso la Tv si possono fare pressioni enormi di mercato, indurre mode, tendenze, stili di vita. Del resto questo è risaputo, vedete l'attenzione oggi su certi temi di salute come l'importanza in Televisione che non si fumi, che si porti il casco e si indossino le cinture se si va in macchina, ma poi per il resto la Tv è in mano gruppi economici dominanti, proprio attraverso il sistema Auditel.
Questa lunghissima premessa per capire perchè dobbiamo tutti occuparci di Auditel, e capire pure che sorta di inganno c'è sotto
Partiamo con tre esempi che ci danno la misura della pochezza ed assurdità di questo sistema di rilevamento
Ore 21 del 15 luglio 2000, un violento temporale costringe Rai-Uno ad interrompere il programma "Mara e Katia verso Oriente", in collegamento dalla piazza del duomo di Lecce: per un quarto d'ora va in onda il segnale orario. L'Auditel certifica che quelle lancette hanno incantato davanti alla Tv 3 milioni di spettatori. Anno '98, la Magistratura sigilla dal 16 al 18 dicembre le apparecchiature di Telecapri. L'Auditel registra 230 mila persone che per tre giorni continuano a seguire i programmi inesistenti dell'emittente campana. 10 ottobre 2002 Rai-Tre intorno alla 21.30 registra un disservizio tecnico: per circa 7 minuti compare un cartello di scuse, che a detta dell'Auditel viene apprezzato da quasi 1 milione e 700 mila persone che restano incollate al video muto.
Ma come è potuto accadere vi chiederete voi? In verità l'Auditel misura con certezza solo apparecchi accesi, e spesso confonde perfino i canali sintonizzati e soprattutto non da prova di chi c'è e se c'è qualcuno dietro lo schermo. Teniamo presente che Censis ha dimostrato che per il 40 per cento del tempo in cui un apparecchio è acceso o non viene assolutamente guardato o viene visto solo distrattamente da persone in tutt'altre faccende affaccendate.
Ma procediamo con ordine. Anzitutto in questa indagine c'è un vizio d'origine gravissimo. L'Auditel si serve di un campione di 5075 famiglie. E' un campione però messo insieme non secondo i criteri demografici della popolazione italiana, ma secondo criteri di mercato. Per cui abbiamo un campione di consumatori-acquirenti anzichè di cittadini-utenti. E questo si capisce visto lo scopo con cui è nato l'Auditel, a servizio del mondo della pubblicità. In proposito c'è stata una durissima requisitoria del Consiglio consultivo degli Utenti, che è un organismo istituzionale, e che ha condotto tra il '96 e il '97 una accurata indagine in proposito: (questionario alla famiglie su stili di vita e consumi: Se vedono poca tv non entrano nel campione...)
Tutta la popolazione italiana - pensate - è catalogata dall'Auditel in 16 ridicole e sibilline categorie. Donne: commesse, massaie, colleghe, raffinate, appartate, 1,2,3. Uomini: arrivati, impiegati, organizzatori, esecutori, avventati, accorti. Giovani: liceali, delfini, spettatori. Sembra un gioco da fare l'estate sotto l'ombrellone. Ma è davvero offensivo racchiudere la popolazione italiana in queste gabbie 'deficientì con tutto il rispetto per gli operatori di marketing.
Questo campione inoltre - c'è da rimanere allibiti - rappresenta comunque solo il 10 per cento della popolazione italiana, anzi dei consumatori italiani. Questo perchè come ha scoperto l'Istat, che ha condotto un dettagliato rapporto sull'Auditel, nel '97 per conto dell'allora Garante per l'editoria e la radiodiffusione, Che cosa ha scoperto che su 10 famiglie contattate solo 1 accetta di entrare nel campione. (vedi "La favola dell'Auditel")
Detto ciò va detto e sottolineato che questa lista di famiglie è da sempre segreta perfino alle autorità dello Stato che ne hanno fatto a più riprese richiesta. Nè sono state mai rivelate le circa almeno 10 mila famiglie - che a loro dire - dovrebbero essere uscite dal campione in tutti questi anni. Le famiglie vengono infatti cambiate - sempre a loro dire - un venti per cento l'anno, quindi dovrebbero permanere nel campione in media 5 anni, ma sono state scoperte famiglie Auditel che lo erano da 12 perfino da 15 anni. Ma dove sono tutte queste famiglie? Saranno mai esistite? Con tutta la gente che va in Tv e si presta alle peggiori figure, si presta anche a raccontare fatti intimi e nefandezze, vere o inventate dagli autori pur di comparire, possibile che queste famiglie non abbiano approfittato di un loro momento di notorietà, venendoci a raccontare la faticosa e ingrata - come vedremo - vita di famiglie Auditel?
Vi informo che lo scorso anno, proprio in ottobre, è partita una Campagna nazionale d'opinione con lo slogan "Basta Auditel", promossa dall'associazione Megachip, fondata da Giulietto Chiesa, che è anche il prefattore del mio libro, Campagna sostenuta dalla Federazione nazionale della stampa e che ha tra l'altro invitato le famiglie Auditel a venire allo scoperto, scrivendo una mail all'indirizzo campagna.auditel@megachip.info giornali oppure sui giornali, sulle radio o alla tv. Se voi conoscete qualche famiglia Auditel convincetela.
Non esiste dunque - lo ripeto ancora - alcuna possibilità di riscontro oggettivo, su quanto dichiara l'Auditel, come ha denunciato lo stesso prof. Zuliani, già presidente dell'Istat; non solo ma ciò che si è appurato - come vi sto illustrando un passo alla volta - conferma solo l'inaffidabilità del sistema.
Un sistema - che oltre a vizi d'origine gravissimi sul campione di cui non si ha neanche la certezza numerica - si basa su un rilevamento estremamente macchino. Dunque una volta che la famiglia accetta di entrare nel campione, il suo televisore viene dotato di un Meter.... telecomando con tasti vacanze e tasto voto mai utilizzato.....( vedi libro "La favola dell'Auditel). Sono 8 mila questi meter, quindi ogni famiglia ha solo 1 o al massimo 2 televisori meterizzati, mentre già nel '97, quando l'Auditel - dice di aver raddoppiato il suo campione da circa 2400 famiglie a circa 5000 - il Rapporto Italia dell'Eurisko indicava che le famiglie italiane possiedono in media 2 o più televisori ...)
Che cosa deve fare materialmente la famiglia - dove sono compresi bambini dai 4 anni fino a vecchi centenari....(...vedi "La favola dell'Auditel )
Quindi possibili ed ovvie negligenze, superficialità o volontà di prendersi gioco del sistema, o volontà di barare per interesse di parte. Tutti i dati vengono registrati dal meter e poi scaricati attraverso la linea telefonica nelle ore notturne di minor traffico, tra le 2 e le 4 del mattino.
Tenete conto che vista l'entità del gettito pubblicitario sulla Televisione, che è andato sempre crescendo negli anni, soprattutto a danno della carta stampata ogni famiglia vale oggi almeno 800 mila euro l'anno 1 miliardo e 600 milioni di vecchie lire. Ogni famiglia fa scelte per circa 11 mila italiani.
Va detto pure che in tanti passaggi vi sono anche possibilità di manipolazioni, ma soprattutto va detto che vi sono oggettivi limiti tecnici, e non sono limiti di poco conto, sono limiti sostanziali.
Anzitutto l'Auditel è più affidabile sui grandi numeri e nelle ore di maggior ascolto: paradossalmente maggiore è l'audience e minore la stabilità dello spettatore più basso è l'errore di stima. E cosi più lo spettatore è stabile, quindi motivato, soddisfatto del programma perchè non lo cambia maggiore è l'errore di stima e cosi capita che nelle ore di minore ascolto al mattino, nelle Tv minori come La 7 si registra un errore di stima del 70 per cento, ma considerando i comportamenti non affidabili delle famiglie potremo dire del 100 per cento.
Del resto la matematica dell'Auditel è fatta di 31 secondi arrotondati al minuto, per cui basta visionare un programma 31 secondi per essere accreditati spettatori di quel programma il giorno dopo. Neanche il tempo per dire che schifezza questo programma, e per sempre porteremo l'onta di avere premiato l'ascolto di quel varietà, quella fiction, di quel giornalista, di quel conduttore che magari detestiamo. Insomma volenti o nolenti nei dati Auditel del giorno dopo ci siamo anche noi, pure se abbiamo chiuso il televisore forse imprecando contro qualcuno o qualcosa che abbiamo visto in Tv
Ecco cosa sono i famosi picchi d'ascolto, vi ricordate il caso Morandi (vedi "La favola dell'Auditel)
Ecco questi picchi sono però essenziali per alzare la media del programma, anche se sempre più spesso sono picchi di disgusto, che vanno però a premiare gli ideatori di quei picchi che fanno vincere la partita dell'Auditel.
Vi sono poi molti altri espedienti, che tutti gli autori televisivi conoscono per alzare l'audience ( la controprogrammazione sugli spot, l'inzio e la fine dei programmi anticipata o posticipata ad arte per accapararsi gli spettatori del concorrente, caso della scorsa stagione "Uno di Noi" con Morandi e la Cuccarini e "C'è posta per te" della De Filippi.......che finivano all'una di notte)
C'è poi il limite tecnico più grande, macrospico del rilevamento Auditel: esiste il problema enorme della sovrapposizione dei segnali. Anche questo lo ha scoperto l'Istat.
Allora accade che le frequenze del televisore, ovvero i canali sintonizzati dalla famiglia Auditel si accavallano in fase di registrazione sul Meter per cui al pomeriggio solo Rai Due e La Sette non si confondono, mentre si accavallano Rai Uno-Canale 5-Rete 4 / Rai Tre-Italia Uno / Canale 5-Rete 4 E alla sera solo Rai Uno, Canale 5 e La Sette sono ben individuabili, mentre si appaiono i segnali di Rai Due -Italia 1 / Rai Tre-Italia 1 e Rete 4 / Italia 1-Rete 4. Incredibile vero? Ma che valore hanno allora quei dati sciorinati come il Verbo ogni giorno sui giornali, su cui stuoli di giornalisti che scrivono di Tv campano da 17 anni, che senso ha tutto quello che vi ho raccontato finora sulla guerra dell'Auditel, e sui morti e feriti che restano ogni giorno sul campo, per niente, per quattro dati virtuali o semplicemente assemblati direi a casaccio, per tenere in piedi la grande partita.
Pensiamo alle sfide della domenica pomeriggio per accaparrare audience e qualche punto di share. Un anno fa la Rai e la Lega Calcio che ha vincolato 39 milioni di euro in 3 anni all'audience che fanno e faranno i programmi sportivi! Ma se Canale 5 e Rai Uno al pomeriggio si sovrappongono, di quale audience parliamo?
In tema di calcio ho un altro esempio clamoroso che deve farci riflettere:
Campionati mondiali calcio, partita Italia-Ecuador disputata il 3 giugno scorso. Lo stesso Trapattoni dichiarva "Un dato impressionante". E Pancini aggiungeva "un dato importante". Importante forse per capire la 'balla' dell'Auditel.
Allora circa 19 milioni di spettatori di quella partita, l'81 per cento di share. Vale a dire che altri 4 milioni e mezzo vedevano altri programmi. Si arriva così a quasi 23 milioni e mezzo di persone davanti la Tv, cui si devono aggiungere circa 1 milione e 600 mila bambini sotto i 4 anni che non rientrano nel campione Auditel e si arriva a quasi 25 milioni. Poi ci sono da aggiungere chi vedeva i videoregistratori, le tv satellitari, le tv locali ce sono quasi 500 di cui l'Auditel non pubblica i dati e che sono assolutamente sottostimate. Quindi dobbiamo di aggiungere altri 2/3 milioni di spettatori di queste tv e si arriva ai 27-28 milioni.
Ora va detto che l'Auditel rileva i suoi dati solo nella case di prima abitazione della famiglie campione e sono esclusi dal rilevamento tutti gli uffici pubblici e privati ed anche i locali pubblici, le caserme, gli ospedali, i circoli ricreativi e di ogni altro tipo..eccetera.
Ora quella partita giocata è stata giocata di giorno feriale, all'ora di pranzo qui in Italia e quindi in orario di lavoro e tutti noi ricordiamo di averla vista negli uffici, forse voi giovani siete tornati a casa, ma per esempio a Roma i ragazzi si sono radunati davanti ai maxi schermi in alcune piazze.
Allora secondo l'Auditel 25/28 milioni erano davanti alla Tv in casa a quell'ora, eppure massima parte degli italiani ricorda di averla vita in ufficio quella partita: quindi dobbiamo aggiungere almeno altri 30/40 milioni. E si arriva a circa 60/70 milioni di spettatori. Ecco che addirittura superiamo il numero della popolazione italiana. Come dire che quella partita l'hanno vista tutti gli italiani nessuno escluso, compresi i neonati e pure qualche francese, svizzero, austriaco, che quel giorno ha passato la frontiera.
(Pensate che Pancini si era giustificato dicendo che era un lunedì e quindi c'erano più commercianti all'ora di pranzo a casa per vedere la partita. Ma il campione di famiglie è sempre lo stesso e quindi non può registrare questa forte variazione.)
Allora che fare? Dobbiamo assolutamente liberarci dell'Auditel che del resto è una società privata e chiedere ed ottenere che l'Autorità garante per le comunicazioni applichi una Legge che già c'è la 249/'97, che prevede che il rilevamento degli indici di ascolto televisivo proprio per l'importanza che hanno assunto nella stessa vita democratica del Paese siano curati direttamente dall'Autorità, che deve inoltre vigilare sulla correttezza e trasparenza di altri sistemi di rilevamento privati, come appunto è l'Auditel. Quindi la Legge giustamente ipotizza un mosaico di rilevamenti, che possono essere diversificati e mirati per offrire un quadro composito del reale ascolto televisivo dei cittadini italiani.
Lo stesso presidente dell'Autorità, il prof Enzo Cheli, dall'uscita del libro non fa ripetere che l'Auditel va riformato, e che la Rai deve sottrarsi dalla tirannia dei dati Auditel; il prof Cheli, comunque sta evadendo la Legge 249/'97 che prescrive che i rilevamenti degli ascolti li faccia l'Autorità.
Poi che altro fare dobbiamo chiedere che come è previsto dal nuovo contratto di servizio 2003-6, siglato tra Rai e Stato Italiano, siano attivati sistemi di rilevamento della qualità dei programmi. Ma è pur vero che già esiste dal '97 nella Rai un sistema di rilevamento il Qualitel, ovvero l'indice di qualità e soddisfazione, che è attivo da quasi 6 anni e si serve di un campione di 3 mila famiglie che esprimono giudizi e pareri sui programmi, ma nessuno ha mai saputo cosa pensano queste famiglie, perchè questi dati sono top secret, sia all'esterno che all'interno dell'azienda. E' pazzesco ma è cosi! E si capisce anche perchè, perchè questi dati sono certamente differenti da quelli dell'Auditel, che vuole imporci un Paese virtuale, costruito nel computer centrale dell'Agb Italia, la società che compone il campione ed elabora quei stupidi grafici e tabelline.
Dobbiamo chiedere inoltre che la Consulta qualità della Rai, un'altra struttura fantasma faccia il suo dovere a servizio dei cittadini.
Da registrare che vi sono state sull'argomento Auditel dopo l'uscita del libro diverse interrogazioni parlamentari (vedi "La favola dell'Auditel") e sono fioccate anche denunce alla Magistratura contro il sistema Auditel da parte dell'Intesa Consumatori, del Conna, di Telelibera)
E sono partite anche delle campagne di sensibilizzazione da parte di associazioni e sono scesi in campo perfino i Missionari lanciando una campagna internatale contro la 'pappa dell'Auditel' che fa di tutto una poltiglia indistinta.
Del resto il libro ha riscosso un successo mediatico inaspettato: oltre 300 le recensioni finora raccolte su Tv nazionali e locali, terresti e satellitari, radio, agenzie, quotidiani, periodici i più svariati, siti internet: una rassegna stampa a tutto campo che ha coinvolto testate di ogni indirizzo politico, ideologico, culturale. Singolare invece la totale assenza di Reti televisive e radiofoniche del gruppo Mediaset.
Dobbiamo davvero tutti alzare la voce per protestare e chiedere il rispetto della Legge e del pubblico dei cittadini, ma partiamo da una considerazione oggettiva e cioè che il sistema Auditel regge in piedi un gioco che ha una posta troppo alta, che ha stravolto le regole: quella della pubblicità. Dovete sapere che in 12 mesi la Rai trasmette quasi un mese e mezzo, circa 40 giorni di pubblicità mentre Mediaset trasmette in un anno 160 giorni, vale a dire oltre 5 mesi di pubblicità. Di fronte a questi dati tutta la classe politica deve sentirsi interpellata se vogliamo continuare a vivere in un una democrazia e non in una parvenza di democrazia.
Voi in particolare studenti universitari futura classe dirigente nel Paese, dovete dedicarvi a questo argomento, come ha già fatto una vostra collega che si è laureata nel marzo scorso a Bologna, Francesca Agnetti, nella Facoltà di Economia, presentando una tesi proprio sugli aspetti critici dell'Auditel. Una tesi fortemente critica a sostegno di quanto vi ho detto in questo incontro e che denuncia pure il clima di omertà riscontrato nell'ambito della società Auditel alle sue richieste di informazioni e chiarimenti in merito. C'è stato poi un altro giovane laureatosi in giugno a Firenze, Filippo Paoli, che avevo incontrato durante una presentazione del libro a Prato e che ha presentato una tesi in Scienze Politiche sui "Luoghi e riti del consumo di massa", e che mi ha scritto di essere stato pesantemente censurato dal suo relatore nella lunga citazione del mio libro, ridotta poi a poche righe, pure rassicurandomi di averne fatto tesoro nel suo lavoro.
Ecco questo è il messaggio finale impegnatevi su questo tema, ed anche su altri temi di mistificazione che riguardano altri tipi di rilevamento e di sondaggi. Non date per buono nulla e verificate tutto con la vostra testa, e siate coraggiosi, perchè la soddisfazione di esserlo è grande e il frutto c'è sempre.