Non appena le lancette hanno segnato le 15, da Gaza sono partiti razzi da Ashkelon, Ashdod e dalla costa. Poco dopo il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha definito la tregua, “totalmente inutile”, proclamata da Israele “a fine mediatici”, perché non avrebbe incluso “l’intera Striscia, ma solo aree dove già non si combatte”. E le armi continuano a mietere morti a Gaza - 17 oggi nel mercato di Sajaya - oltre 1200 dall’inizio dell’offensiva di Israele sotto la pioggia di razzi di Hamas. E sono 56 sono i militari israeliani rimasti uccisi. Stamane l’ex presidente dello Stato ebraico Shimon Peres, ha dichiarato “Per Gaza la soluzione deve essere diplomatica, Israele ha esaurito l’opzione militare”. “Bisogna che Gaza – ha aggiunto l’ex capo di Stato israeliano parlando con i giornalisti - sia posta di nuovo sotto il controllo dell’Autorità nazionale palestinese, presieduta da Abu Mazen. Riguardo l’attacco, a Jabaliya, alla scuola dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi - 23 le vittime secondo l’ultimo bilancio - i soldati israeliani avrebbero replicato a dei colpi di mortaio sparati da militanti palestinesi dalle vicinanze dell’edifico scolastico. Questa la versione di un portavoce militare israeliano. Severissima la condanna dell’Onu per questa “grave violazione del diritto internazionale”. E, ferma anche la condanna di Hamas che viola la neutralità dei locali Onu: riserve di razzi, - informa la stessa Unrwa - sono state trovate per la terza volta in scuole di Gaza. “Dove sono umanità e moralità?”, si è chiesta Valerie Amos, responsabile per gli affari umanitari delle Nazioni Unite.