“Sono lieto di farmi pellegrino, insieme a voi, in questa ‘città di Maria’".
Un luogo speciale “la ‘città di Maria’, l’altro nome – ha ricordato il cardinale Parolin - di questa terra meravigliosa e cosi ricca di storia” antica, dove si erge il Santuario depositario di una storia di fede. Qui la preghiera, la corona del Rosario di cui si è fatto apostolo Bartolo Longo, alla fine del'800, si è calata in una realtà che parlava d’altro:
"Parlava di miseria e di abbandono, di ingiustizia e di sopraffazione. L’uomo era calpestato nella sua dignità e i poveri, gli ultimi della fila, non erano quasi considerati".
“La carità – ha proseguito il cardinale Parolin - ha aperto le porte, anzi le ha spalancate alla speranza, dando vita a un’era nuova. Nessun problema, nessuna apprensione, per quanto forte e motivata, può tenere lontana una speranza che, proprio in questo luogo si manifesta come concreta:
“Questo rimane vero anche se oggi ciò che viviamo non ci mette al riparo da difficoltà e angustie, come l’insidia di una violenza sempre in agguato, o le scarse e incerte prospettive di lavoro per i nostri giovani, ai quali non solo la crisi economica di questi tempi, ma ritardi antichi e strutturali rendono difficile guardare al futuro con serenità e fiducia”.
Ispirato dalla liturgia odierna dedicata alla Chiesa nascente il porporato si è soffermato sul mandato affidato a tutti i cristiani di professare la fede, di metterla in pratica con l’amore al prossimo, e di essere luce del mondo:
“Pensiamo alle migliaia di cristiani che, ancora oggi, nel XXI secolo, soffrono a causa della loro fede, sono perseguitati, vedono i propri diritti calpestati. Preghiamo per loro e, soprattutto, agiamo come loro - Papa Francesco direbbe - senza scendere a compromessi con lo spirito di mondanità, ma vivendo e professando in pienezza la nostra fede”.
Forti della nostra fede, decisi ad amare il fratello, ogni fratello, possiamo quindi - ha auspicato il porporato –essere, davvero luce per il mondo, come Gesù:
“Aiutare gli uomini di questo nostro difficile tempo a credere in Gesù e in Colui che lo ha inviato; ridare la speranza all’umanità, perché Egli non è venuto per condannarci, ma per salvarci: non può essere che questo il nostro impegno di cristiani maturi e coraggiosi”.
Infine l’invocazione alla Madonna:
“Affidiamo a Maria, Sovrana del Cielo e della Terra, ma soprattutto nostra dolcissima Madre, la 'più tenera fra le madri', tutte le nostre preoccupazioni, le nostre ansie, le nostre necessità".