Il dato è davvero inquietante: ben il 70% delle malattie infettive, dal 1940 ad oggi, sono riconducibili a patologie animali. Principali cause il boom mondiale della produzione animale e l’espansione dei terreni agricoli in aree selvatiche. Come mai nel passato, bestiame e fauna selvatica a contatto e cosi pure uomini e animali. C’è poi la mobilità umana in crescita e il volume dei commerci internazionali, a livelli senza precedenti. E, tra i prodotti che girano con più facilità per il globo sono gli organismi patogeni, che sovente sfuggono ai vaccini, resistono agli antibiotici e viaggiano a volte indisturbati lungo la catena alimentare, e proliferano favoriti anche dai cambiamenti climatici. Il problema si aggrava in contesti di povertà e insufficienza di servizi igienico-sanitari, ponendo rischi gravi per la salute umana e compromettendo lo sviluppo dei Paesi. La sfida è grande, a partire dalla prevenzione alla capacità di limitare i danni. La Fao chiede un approccio olistico su animali, uomo, ambiente e chiama a lavorare insieme professionisti della salute umana e animale, ma anche economisti, ecologisti ed esperti di altri scienze.