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Brics: verso accordo per Banca di sviluppo alternativa a Banca mondiale e Fmi

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Articolo in: Radio Vaticana  

Roberta Gisotti 26/03/2013

Brics: verso accordo per Banca di sviluppo alternativa a Banca mondiale e Fmi
Gli occhi del mondo, non solo emergente, sono puntati oggi sulla città di Durban, in Sudafrica, dove si è aperto il quinto Vertice dei Paesi riuniti sotto la sigla Brics, ovvero Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. Tema del summit "Brics ed Africa, collaborazione per lo sviluppo, l'integrazione e l'industrializzazione". Al centro dei lavori, l'idea di creare una nuova istituzione finanziaria alternativa alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale, enti collegati alle Nazioni Unite. Roberta Gisotti ha intervistato l'economista Riccardo Moro, docente di Politiche dello sviluppo all'Università Statale di Milano:
 

R. – L’idea di una Banca di sviluppo promossa dai cinque Paesi è stata lanciata qualche anno fa e ha incontrato diverse difficoltà all’interno degli stessi cinque Paesi. Il Sudafrica, che ospita il Vertice, fortemente vuole il "battesimo" della banca e se possibile anche la scelta di usare questo Paese come sede. Le prospettive reali di una banca di questo tipo sono in realtà consistenti. Questi Paesi hanno la possibilità di finanziare questo strumento molto agevolmente, grazie alla grande quantità di riserve anche internazionali di cui dispongono. Il nodo vero però è, da un lato, quanto all’interno di questi Paesi si riescano a comporre interessi e rivalità e, dall’altro, quanto questi cinque Paesi anche attraverso lo strumento della Banca di sviluppo possano diventare un polo di attrazione per Paesi del sud del mondo, in modo particolare l’Africa, ma anche per alcuni Paesi asiatici e modificare gli equilibri geopolitici del Pianeta.

D. – E’ vero che molte critiche sono state mosse in passato alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale di non avere promosso vero sviluppo nei Paesi più svantaggiati. Ma non c’è il rischio di illudersi su questa nuova istituzione? Quali sbagli non bisogna fare?

R. – La proposta dei "cinque" è una Banca, punto e basta. Dunque, non c’è molto di alternativo rispetto a ciò che attualmente è rappresentato dalla realtà della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Se si vuole guardare a qualcosa che tagli radicalmente con il passato, bisogna guardare all’America Latina e alla proposta di nuova architettura finanziaria che sta crescendo intorno all’idea del “Banco del Sur”, intorno al “Sucre”, cioè una moneta comune e al “Fondo de reservas” che da diversi anni, all’interno dell’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur), si sta sviluppando. In quell’ambito, c’è veramente la voglia di costruire anche sistemi di governance interni, strumenti finanziari diversi, che permettano una partecipazione dal basso sia delle comunità, sia una partecipazione paritetica degli Stati.

D. – Ma con questa nuova istituzione finanziaria l’economica globale non esce dalla sfera delle Nazioni Unite?

R. – Con una battuta polemica, si potrebbe dire che non lo era neanche prima, perché di fatto i Paesi più ricchi hanno più potere e sostanzialmente Stati Uniti, Europa, con un piccolo contributo di Canada e Giappone, monopolizzano il processo decisionale, cosa che obiettivamente non avviene nelle agenzie delle Nazioni Unite e ancora meno in sede di Assemblea generale o di Consiglio di sicurezza o del Consiglio economico e sociale dell’Onu (Ecosoc).

D. – Quindi, una struttura che in qualche modo risponda alla nuova geopolitica…

R. – Senza dubbio, sì, nel senso che non è immaginabile fermare i processi con veti. Nel momento in cui c’è fatica a mettere in atto un’iniziativa politica per rendere coeso il quadro internazionale è chiaro che gli ‘attori’ si muovono anche singolarmente o in gruppi. Il gruppo dei Brics da molti anni si incontra per riflettere insieme anche sulle posizioni da tenere nelle sedi internazionali multilaterali e da cinque anni ha deciso di darsi un’agenda comune più forte.

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