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Roberta Gisotti 10/03/2011

Abolita la pena di morte nell'Illinois. La proposta di legge - già approvata in gennaio da Camera e Senato - è stata firmata ieri dal governatore Pat Quinn, dopo 11 anni di moratoria delle esecuzioni capitali. E' il 16.mo Stato negli
D. - Come avete accolto la notizia, e come si è arrivati a questo nuovo traguardo?
R. - Dopo dieci anni che lavori ad un sogno, è un sogno che si avvera! Noi ci auguriamo di poter fare una grande celebrazione a Roma, al Colosseo, che è diventato il simbolo di questa campagna per la vita internazionale, senza eccezioni.
D. - Il governatore Pat Queen ha detto di avere firmato il provvedimento perchè non ha trovato nessuna prova credibile dell'effetto deterrente della pena di morte sul crimine ...
R. - Non esiste, in nessun Paese del mondo, alcuna prova che dimostri che dove c'è la pena di morte diminuiscano i crimini gravi; addirittura, ci sono prove del contrario. Oppure ancora, quando si abolisce, come è accaduto in Canada nell'arco di alcuni anni questa nuova cultura della vita contribuisce anche a ridurre i crimini gravi.
D. - Queen si è detto pure convinto che sia meglio prevenire la criminalità piuttosto che spendere enormi somme per mantenere il sistema della pena capitale. Quindi è un sistema costoso?
R. - E' un sistema molto costoso, perchè in un Paese democratico ci sono anche delle garanzie: quindi ricorsi, appelli, la Corte d'Appello, la Corte Suprema ... Questo a volte rischia anche di bloccare il funzionamento della giustizia. Il caso più clamoroso è la California: lì abbiamo il più grande braccio della morte del mondo, con 700 persone; praticamente una esecuzione ogni due anni; una grande possibilità, quindi, di non essere mai uccisi, che per un terzo del tempo intasa, con i ricorsi, le Corti superiori fino alla Corte Suprema dello Stato. Quindi è un sistema costoso ma soprattutto è un sistema malato, perchè è comunque una 'scorciatoia' a problemi sociali che non si sanno risolvere. E' come per la prigione: quando non si investe in scuola, in educazione, in sostegno alle famiglie in difficoltà e in lotta alla povertà e si arriva solo al momento finale, quindi al momento di reprimere il crimine, quella società fallisce.
D. - Quanti Stati al mondo hanno ancora nel loro Ordinamento la pena di morte, e tra questi quanti la praticano?
R. - Partiamo dal voto alle Nazioni Unite per una moratoria universale: siamo arrivati a 109 voti favorevoli, poi ci sono gli astenuti e gli assenti e una cinquantina di Stati che vota contro. Ma, in realtà, i Paesi che compiono tutte le esecuzioni nel mondo sono sei o sette. Tra questi è certamente la Cina, ma la Cina è un Paese che sta cambiando rapidamente: sono già quattro gli interventi della Corte Suprema e delle autorità cinesi che riducono i casi in cui la pena di morte può essere applicata, e questo nell'arco degli ultimi due anni. Direi che, paradossalmente, la Cina è il Paese che sta cambiando più in fretta. Poi, purtroppo, vi è l'Iran che esibisce la pena di morte; abbiamo inoltre alcuni Paesi arabi, Iraq ed Egitto ... Ma, per esempio, nel Maghreb e nel Mediterraneo, il vento di cambiamento ha dato un primo segnale: il governo provvisorio tunisino ha fermato la pena capitale! Io credo che ci troviamo veramente in un momento di svolta epocale. (gf)