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Roberta Gisotti 17/11/2009

Proseguono a Roma i lavori del Vertice mondiale sull'alimentazione, giunto alla seconda giornata. L'inviata alla sede della Fao, Roberta Gisotti:
Clima purtroppo sottotono qui al Palazzo della Fao, dopo la delusione cocente rispetto ai contenuti della Dichiarazione del Vertice approvata già ieri mattina, priva di indicazioni su finanziamenti e tempi per sconfiggere la fame. Insoddisfatto e rammaricato lo stesso direttore generale della Fao, Jaques Diouf, che si è difeso dicendo "non ho negoziato io il documento, sono stato escluso, non c'ero neppure." E questo è davvero strano. Intanto, stamani ad aprire i lavori è stato il contestato presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, che si è appellato perchè siano sospese le sanzioni - che ha definito "inumane e illegali" - contro il suo Paese, rivendicando il merito di lavorare per strappare i suoi cittadini alla fame. Ha parlato oggi anche il primo ministro turco, Tayyp Erdogan, con parole severe. I problemi della sicurezza alimentare "stanno diventano ingestibili", ha detto, auspicando maggiori investimenti nel settore agricolo. Ma di che tipo?
Proprio a questo tema è stata dedicata un'interessante conferenza stampa a margine dei lavori in Assemblea con i responsabili della Fao e dell'Ifad, che si stanno occupando insieme all'Undp e alla Banca mondiale di un problema scottante e complesso: il "land grabbing", ovvero l'accaparramento delle terre, mascherato sotto la veste degli investimenti agricoli nei Paesi in via di sviluppo: acquisizioni in grande ascesa specie in Africa, da parte di grandi privati e Stati. Investimenti certo necessari, utili e positivi quando non ledono gli interessi delle popolazioni locali, specie dei soggetti più deboli i poveri rurali. Occorre coinvolgere le comunità locali negli accordi di vendita, ha ammonito il presidente dell'Ifad, Nwanze. Si parla di 20 milioni di ettari acquisiti negli ultimi tre anni da compratori esteri. Ma è una stima in difetto. Si sta quindi lavorando per arrivare a delle Linee guida volontarie e ad un Codice di condotta, che garantisca sul piano legale la trasparenza dei contratti, il diritto dei cittadini, e la sostenibilità ambientale dei progetti. Ma i tempi non sono brevi ed il rischio è di arrivare tardi quando gli scempi saranno in massima parte consumati.