Nuovo capitolo per "La favola dell'Auditel". Scontro aperto nella Casa di vetro tra Mediaset, che aveva chiesto e ottenuto dal Comitato tecnico Auditel di pubblicare dal 3 aprile scorso i dati d'ascolto aggregati della fascia tra i 15 ed i 64 anni e la Rai che prima ha accettato e poi sull'onda delle polemiche stampa si è opposta, chiedendo di rivedere la decisione e cosi è stato ieri, in una riunione straordinaria del Consiglio d'Ammnistrazione Auditel. Ma Mediaset per tutta risposta non rinuncia alla sua 'riserva aurifera' di consumatori-utenti ed è guerra sui dati, perchè la Rai aveva di rimando chiesto la pubblicazione della fascia tra i 35 ed i 64 anni.
Insomma vecchi e bambini sono proprio un peso per la società dei consumi. I piccoli non hanno ancora il portafoglio e gli anziani lo aprono poco.
E dunque visto che a comandare in Tv è solo l'Auditel, i bambini non guardino più la televisione, che in barba al Comitato di tutela dell'infanzia, non fa che attentare al loro sviluppo psicofisico e gli anziani ascoltino piuttosto la radio oppure dormano perchè - come ha ricordato qualche giorno fa Antonio Calabrò, presidente dell'Autorità per le comunicazioni - "se uno si addormenta davanti allo schermo, l'Auditel non se ne accorge!". Anche Calabrò ha letto infatti "La favola dell'Auditel", come l'aveva letta il suo predecessore Enzo Cheli, e così anche Antonio Catricalà e Giuseppe Tesauro, che si sono succeduti alla presidenza dell'Autorità per la concorrenza ed il mercato. Tutti a conoscenza che il sistema Auditel non è affidabile come tecnica di rilevamento sul piano scientifico, manca della dovuta trasparenza sia nella fase di composizione del campione, che nella raccolta ed elaborazione dei dati, e presenta un assetto societario dove i 'controllatì sono anche i 'controllorì, in posizione di assoluta predominanza sul mercato televisivo e della raccolta pubblicitaria.
La stessa Magistratura ha interdetto nell'aprile scorso all'Auditel di pubblicare i dati delle Televisioni satellitari per queste gravi ragioni, in attesa di un pronunciamento risolutivo dell'Autorità per le comunicazioni, che Calabrò continua a rimandare di mese in mese. "Lo faremo - ha detto il 5 aprile scorso - prima della relazione annuale al Parlamento, prevista tra fine giugno e gli inizi di luglio" "C'è l'esigenza - ha spiegato - di dati omogenei per tutti, non parzializzati e garantiti da posizioni di neutralità nella governance di Auditel. Pensiamo appunto di dettare regole sul governo della società per assicurare l'indipendenza della gestione dei dati dagli assetti proprietari. Abbiamo già coinvolto l'Istat - ha aggiunto Calabrò - per verificare la metodologia usata per la rilevazione. In ogni caso, sarà necessario che il sistema di rilevazione si adegui a tutte le piattaforme, compreso il satellite''.
Speriamo che queste di Calabrò siano le parole d'inizio dell'ultimo capitolo della Favola dell'Auditel. Ma prima di allora chiediamo come Tavolo Auditel, rappresentativo di tutte le istanze della società civile attive su questo fronte, di essere ascoltati dall'Autorità - lo abbiamo già fatto con lettera formale il 28 gennaio scorso - perchè questo capitolo sia scritto dalla parte dei cittadini utenti, che anzitutto non vogliono essere 'omogeneizzatì in un dato di ascolto massificato o sezionato ad uso e consumo del mercato pubblicitario. Vogliamo piuttosto ricerche avanzate e diversificate sui reali ascolti della popolazione italiana, comprensivi del gradimento e delle attese sulla programmazione televisiva.
Bene ha detto ieri Giuseppe Giulietti - tra i pochissimi esponenti politici impegnati per una riforma democratica del sistema di rilevamento degli ascolti televisivi - a sollecitare ancora una volta l'Autorità per le comunicazioni a concludere "rapidamente la sua istruttoria" e garantire "in modo più netto e preciso non solo i diritti delle imprese e degli inserzionisti, ma anche il diritto alla conoscenza e alla trasparenza dovuto ad ogni cittadino. Sino ad oggi - ha denunciato Giulietti - il diritto di pochi ha fatto la parte di leone rispetto ai diritti di tanti. E' giunto, il momento, anche nel settore dei media, di invertire la tendenza''.