D. – Si dice che Iohannis sia stato scelto anche per non essere espressione di un apparato politico, ma piuttosto è stato giudicato quale ottimo amministratore – è stato sindaco di Sibiu, capitale europea della cultura 2007…
R. – Sì, il suo gradimento popolare per la sua opera di amministratore locale è stato molto, molto alto e credo che in questo caso le categorie tradizionali della politica – sinistra-destra, conservatore-progressista – abbiano perso qualunque significato. Molto semplicemente, i romeni volevano una svolta nel senso di un sviluppo economico e di uno sviluppo anche della democrazia – perché non dimentichiamo che il premier Ponta ha qualche tendenza autoritaria – e volevano una persona capace di incarnare questo sogno. Iohannis, tra l’altro, ha origini tedesche che in qualche modo contribuiscono a rafforzare la sua fama di amministratore efficiente e soprattutto onesto. Sappiamo che la Romania è uno dei Paesi più corrotti d’Europa, quindi anche la fama di onestà gli ha molto giovato.
D. – Si dice anche che i giovani abbiano preferito proprio Iohannis e che lui abbia fatto una campagna molto efficace sui social media...
R. – Sì, sicuro. E questo contribuisce a fare di lui anche un leader più moderno di quanto sia Ponta. Detto tutto questo, va anche considerato un altro fattore e cioè che Ponta resta figura determinante per il governo, almeno fino alle elezioni parlamentari del 2016. Quindi si prospetta, diciamo, un anno e mezzo, quasi due, di coabitazione che per Iohannis certamente non sarà facile e che limiterà fortemente le possibilità per lui di determinare immediatamente un nuovo corso nella politica romena. Perché lui farà il presidente, ma le leve del governo saranno ancora tutto sommato nelle mani di Ponta.
D. – C’è chi però già in piazza chiede le dimissioni di Ponta…
R. – Sicuramente secondo le nostre logiche politiche, questa sarebbe un fatto abbastanza naturale e auspicabile ma nel sistema politico della Romania, le due funzioni sono molto ben distinte e anche i procedimenti elettorali che portano ad eleggerle. Quindi, se Ponta decide di resistere nella sua roccaforte governativa non c’è molto che Iohannis possa fare.
D. – C’è un altro fattore rilevante: il fatto che Iohannis sia protestante e questo non sia stato di impedimento per la sua vittoria, in un Paese che sappiamo al 90 per cento, ortodosso, è segno di maturità del popolo romeno?
R. – Intanto, bisogna dire che le origini, almeno quelle politiche di Iohannis, sono già nel segno di una mescolanza di fedi e di etnie che promette bene, perché lui di origine è tedesca e poi è stato amministratore a Sibiu in una regione, la Transilvania, dove le minoranze ungherese e tedesca sono folte. Quindi già le sue origini personali e politiche vanno in questo senso. Credo che il fatto che il fattore religioso in una elezione politica non sia stato determinante sia un segno di maturità e di modernità. E comunque, in ogni caso i romeni hanno scelto la personalità che dava loro più fiducia per lo sviluppo del Paese e questa era l’assoluta priorità che si è affermata in questa elezione e alla luce di questa priorità i romeni hanno votato.